La nave russa con il grano ucraino a Haifa

La neutralità è ambiguità e per Israele è il momento di essere chiaro su Putin

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16 APR 26
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La petroliera Denya, sospettata di far parte della flotta ombra russa

Una nave sospettata di far parte della “flotta ombra” della Russia ha attraccato al porto di Haifa, in Israele, con un carico di grano proveniente dai territori occupati dell’Ucraina, quindi rubato a Kyiv. Il giornalista di Axios Barak Ravid ha parlato con un funzionario ucraino, secondo il quale l’intelligence di Kyiv aveva identificato i preparativi della nave mentre lasciava il Mar Nero e ora avrebbe chiesto a Israele di fermare l’imbarcazione che dovrebbe essere soggetta a sanzioni internazionali. L’attracco di una nave della flotta ombra con un carico dai territori occupati rappresenterebbe da parte di Israele una violazione delle sanzioni alle quali anche lo stato ebraico aderisce ed è quindi partito un caso diplomatico molto contenuto, senza scalpore.
L’ambasciatore ucraino in Israele aveva incontrato i funzionari del ministero degli Esteri a Gerusalemme per spiegare la situazione e aveva chiesto di non dare il via libera per l’attracco, che è avvenuto lo stesso. Un tribunale ucraino ha emesso un ordine di sequestro e ha chiesto assistenza giudiziaria a Israele. Finora l’Ucraina è stata sempre molto chiara nei suoi rapporti con Israele. Ha cercato collaborazione e assistenza e ha offerto aiuto, dicendo di condividere la stessa battaglia dello stato ebraico. La risposta da parte di Israele è spesso stata tiepida, nel nome del pragmatismo nei rapporti con Mosca che però ormai, soprattutto da quando l’Iran è stato cacciato dalla Siria, risulta soltanto una vecchia abitudineLa Russia aiuta Teheran nella guerra contro Israele, ha ospitato delle delegazioni di Hamas dentro al Cremlino, ma nonostante tutto per Israele rimane difficile prendere le distanze da Vladimir Putin e la Russia continua ad avere una forte influenza dentro allo stato ebraico, anche per gli abitanti di doppio passaporto, ma la loro presenza non è una scusa sufficiente. E’ ovvio che per Mosca tenere Israele neutrale è una questione di necessità, ma l’Ucraina ha ragione: l’epoca della neutralità è finita e anzi la neutralità oggi è sinonimo di ambiguità.