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Meno partenze, più morti
Governare l’immigrazione non significa voltarsi dall’altra parte. I dati dell’Oim
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9 APR 26

Migranti sbarcano al porto di Lampedusa (foto Getty Images)
"Meno partenze, meno sbarchi, meno morti, meno sprechi. Indietro non si torna”. Era il 2019, l’epoca del refrain dei “porti chiusi”, e a parlare era Matteo Salvini, allora ministro dell’Interno. Poi è arrivata Giorgia Meloni, che all’indomani del naufragio di Cutro – 94 morti accertati, oltre una decina di dispersi –, ora nei panni di primo ministro e accantonando i suoi fantomatici “blocchi navali”, dichiarò che “il governo è impegnato a impedire le partenze, e con esse il consumarsi di queste tragedie”.
Non si contano le volte che abbiamo sentito ripetere l’equazione meno partenze uguale meno morti. Ora, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni delle Nazioni Unite conferma che invece in questa equazione i numeri non tornano. E sono numeri crudeli: se le partenze dei migranti dal Nord Africa nei primi mesi del 2026 si sono dimezzate (da 11.160 dello scorso anno a 6.352 nello stesso periodo di quello in corso), le vittime sono invece aumentate del 150 per cento, passando da 460 a 765 – il dato più alto dal 2014. Per capire il perché allora bisogna forse riconsiderare quello che molti avevano ipotizzato sin dall’inizio: meno partenze non può tradursi nel semplice disinteressarsi di ciò che succede nel Mare Nostrum. In questi anni, mentre il Mediterraneo si svuotava dalle nostre navi militari e dalle nostre motovedette, i cieli si sono invece riempiti di droni che si limitano a sorvegliare dall’alto, ad appurarsi che i barconi non siano affar nostro, finché c’è qualcun altro che, con i suoi metodi non sempre leciti, se ne prenda l’onere di recuperarli.
Il fenomeno dell’immigrazione, lo abbiamo detto più volte, esige una politica oculata e della cooperazione dei paesi di transito – Libia, Tunisia, Algeria. Ma occorre porsi delle domande: oltre ad amministrare un fenomeno – bloccare i trafficanti e aumentare le vie legali per arrivare in Europa – è ora di mettere sul tavolo anche un’altra questione per troppo tempo dimenticata, quella umanitaria – che è cosa diversa dal diventare vittime dell’umanitarismo. Governare l’immigrazione non significa chiudere gli occhi e voltarsi dall’altra parte.