editoriali
L’Ordine dei giornalisti e l’antisemitismo. La cecità ideologica travestita da difesa della libertà di stampa
L'Odg abbandona la definizione Ihra di antisemitismo: in un paese con quasi mille episodi di odio antisemita, una scelta che indebolisce gli strumenti di contrasto e nasconde la resa all'ambiguità dietro la bandiera della libertà di stampa
2 APR 26

Foto Getty
La decisione del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti di abbandonare la definizione di antisemitismo dell’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance) e di aderire alla Jerusalem Declaration on Antisemitism rappresenta un caso emblematico di cecità ideologica travestita da difesa della libertà di stampa. In un momento in cui l’Italia ha registrato 963 episodi di antisemitismo, i giornalisti scelgono di indebolire lo strumento più condiviso a livello internazionale per combattere l’odio contro gli ebrei.
Non è un aggiustamento deontologico: è la resa all’odio, quell’odio che l’Ordine dei giornalisti pretende di combattere anche con i corsi di formazione obbligatori. L’Ihra, adottata da decine di paesi tra cui l’Italia, definisce l’antisemitismo includendo esempi concreti, tra cui la negazione del diritto all’autodeterminazione del popolo ebraico, l’applicazione di standard doppi a Israele rispetto ad altri paesi, il confronto tra politiche israeliane e quelle naziste o l’uso di stereotipi classici come il controllo ebraico di media, finanza o governi.
La Jerusalem Declaration, redatta nel 2021 da un gruppo di studiosi progressisti, non include invece le forme di antisionismo che l’Ihra considera problematiche. Presentata da Matteo Pucciarelli insieme ad altri colleghi, la mozione cita la libertà di espressione come “diritto insopprimibile”. Ed è qui che la cecità emerge: in un contesto di esplosione di odio post 7 ottobre, i giornalisti italiani decidono che lo strumento internazionale più adottato è troppo restrittivo. Ma la storia insegna che l’antisemitismo prospera nell’ambiguità semantica. Un errore storico dunque, camuffato da progresso deontologico. La libertà di critica non richiede di rendere più fluido e fruibile l’odio.