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L'aiuto della Siria per aggirare lo Stretto di Hormuz
Dalla Germania il presidente siriano al Sharaa tende una mano all’Europa per energia e migranti: "Siamo una potenziale riserva energetica per l'Europa". L'oleodotto e le nuove esplorazioni da rilanciare
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1 APR 26

© foto Ansa
Sbarcato in Europa per un tour di visite ufficiali fra Germania e Regno Unito, il presidente siriano Ahmed al Sharaa ha portato in dote una promessa: se l’Iran dovesse chiudere ancora a lungo lo Stretto di Hormuz potrete contare su di noi, cari europei. “Siamo una potenziale riserva energetica per l’Europa”, ha detto durante un incontro a Berlino. Pochi giorni prima, Bassem Mohammed Khudair, viceministro del Petrolio dell’Iraq, ha annunciato l’avvio di un progetto ambizioso per rinnovare l’oleodotto che mette in collegamento Iraq e Siria e che sfocia nel porto mediterraneo di Banyas. Si parla di una portata totale di circa 650 mila barili di greggio al giorno, un quantitativo non straordinario ma sufficiente a potenziare il flusso che già oggi parte da Kirkuk e arriva nel Mediterraneo al porto turco di Ceyhan. Dopo avere aderito alla Coalizione internazionale contro l’Isis, Damasco ha capito che la guerra in Iran è la nuova occasione d’oro per dimostrare una volta di più che la Siria sta con “i buoni”, con chi combatte il terrorismo e i regimi.
Il grimaldello per scardinare le ultime resistenze di chi nutre ancora dubbi sulla sincera “conversione” di al Sharaa potrebbe essere l’energia, soprattutto al tempo della guerra in Iran. Ma non ci sono solo gli oleodotti. Nei piani di al Sharaa ci sono anche le nuove esplorazioni da rilanciare e rimaste ferme dopo anni di guerra civile. A febbraio, l’americana Chevron e la compagnia qatarina Power International Holding hanno siglato un memorandum per avviare ricerche di petrolio e gas offshore. Ma per accreditarsi come ponte energetico la Siria ha bisogno degli investimenti dell’Europa, che oltre al gas e al petrolio vorrebbe inserire in un pacchetto di intesa con Damasco anche la questione dei migranti. Durante l’incontro a Berlino, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha detto che l’80 per cento dei rifugiati siriani in Germania torneranno in patria nel giro dei prossimi tre anni, d’intesa con al Sharaa. Energia e migranti: potenzialmente un doppio affare per l’Europa.