Vincere senza voti

Il turco Erdogan ha un piano di riforma elettorale per mettersi in salvo
3 MAR 21
Ultimo aggiornamento: 05:03
Immagine di Vincere senza voti
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan non ha mai perso un’elezione da quando si è candidato come sindaco di Istanbul nel 1993. Da quel momento è stato un crescendo e quando alle elezioni del 2015 il suo partito vinse ma non ottenne un numero soddisfacente di voti, Erdogan le fece ripetere. Il suo partito Akp però è sceso dal 42 per cento al 36 e anche il suo partner principale, l’Mhp dal 15 è scivolato all’8 per cento. Nell’ultimo periodo la crisi economica, l’abbandono dell’Akp da parte di due esponenti importanti (uno era suo genero) e la pandemia hanno eroso mese dopo mese il consenso del presidente e del suo partito. Erdogan poi ha intrapreso una politica estera più assertiva, interventi militari che lo hanno portato a scontrarsi con Stati Uniti e Ue e ad avvicinarsi alla Russia, e questo non ha fruttato in termini di politica interna. Ma Erdogan ha un piano: tre membri del suo partito hanno detto a Reuters che il presidente sta pensando a una riforma elettorale che possa assicurare la vittoria nel 2023. Lo ha ammesso anche il presidente, senza scendere nel dettaglio: “Stiamo iniziando un ampio lavoro (...) per migliorare la partecipazione democratica”.
I tre membri dell’Akp hanno raccontato qualcosa in più e una delle riforme consisterebbe nel dividere grandi distretti elettorali in circoscrizioni più piccole. Questa mossa, assicurano, aumenterebbe il numero di parlamentari dell’Akp. Ma starebbero pensando anche ai loro alleati e abbassando la soglia di sbarramento dal 10 al 7 per cento si assicurerebbero l’appoggio di alcuni partner nazionalisti. La parabola discendente di Erdogan era già iniziata nelle elezioni locali del 2019, quando perse tre città, anche Istanbul; il presidente adesso sta pensando a come preservare la sua carriera e anche la sua eredità, per questo raschia il fondo del consenso e ridisegna la mappa elettorale della Turchia. Non è il solo uomo forte che cerca di mettersi in salvo. Vladimir Putin ci ha pensato prima.