Fabrizio Curcio è il nuovo capo della Protezione civile (Ansa)

Editoriali

Curcio per Borrelli (e Arcuri)

Redazione

Draghi avvia una rivoluzione silenziosa: in campo la Protezione civile

Una rivoluzione silenziosa. La nomina di Fabrizio Curcio al vertice della Protezione civile al posto di Angelo Borrelli, il cui mandato era in scadenza a marzo, è evidentemente la mossa attraverso cui Mario Draghi intende rivedere l’assetto della gestione dell’emergenza pandemica. Curcio è una vecchia conoscenza del sottosegretario con delega ai Servizi Franco Gabrielli e un profondo conoscitore della Protezione civile: era a capo della sezione Gestione emergenze nell’èra Bertolaso durante il terremoto dell’Aquila (quando Gabrielli era prefetto del capoluogo abruzzese) e, quando lasciò la guida della Protezione civile nel 2015 Gabrielli scelse lui come successore. Quindi per Curcio è un ritorno. Ma dietro a questa scelta c’è evidentemente la necessità di ripristinare il ruolo che la Protezione civile ha sempre avuto nella sua storia – si potrebbe dire il “modello Bertolaso”, che poi non era altro che il “modello Zamberletti” – che è quella della gestione delle emergenze.

 

 

Questo ruolo si era completamente appannato durante l’emergenza Covid: la funzione della Protezione civile era stata di fatto commissariata dal punto di vista politico dall’ex ministro Francesco Boccia e da quello tecnico dal Commissario Domenico Arcuri. Che qualcosa stesse cambiando attorno al ruolo di Arcuri era evidente dal silenzio delle ultime settimane. E’ quindi probabile che il centro della gestione emergenziale che il governo Conte aveva affidato al modello un po’ personalistico di Arcuri, basato sulla struttura di Invitalia, passi ora al sistema più istituzionalizzato della Protezione civile. Con questa soluzione, il governo evita di offrire al pubblico lo scalpo di Arcuri, come richiesto dalla Lega. È probabile infatti che il Commissario continui ad avere un ruolo nel procurement su cui ha maturato notevole esperienza, ma di certo sarà meno centrale. L’obiettivo immediato ora è sistemare il piano vaccini, coordinarlo con le regioni e calarlo nella realtà territoriale che la Protezione civile conosce bene.