I profeti del klima e della decrescita, felice per pochi

Il segreto dello sviluppo come lo conosciamo, cioè la produzione di energia, si converte nel doverismo della decrescita felice. Bisogna andare a piedi, avere vergogna del volo in aereo, smettere di assumere proteine animali, sono cose che si possono permettere i piccoli sorcini-bambini sedotti dal pifferaio di Hamelin e la famiglia Casiraghi, naturalmente con sponsor, non certo le classi e i popoli dimenticati da Dio, dalla crisi, dalla finanza e dagli uomini. Un nuovo paradigma al giorno leva il medico di torno. E’ il momento di realizzare in movimento, nel fulcro di una mobilitazione che si vorrebbe politica ma non vota e non sa per chi votare, il precetto di cultura sociale del ceto medio e dell’aristocrazia inglese: non si parli se non dei pet e del clima. Fa caldo? No, fa fresco. Ma il fresco dipende dal caldo. In arrivo incendi e cicloni, la nostra casa brucia, speriamo nelle inondazioni.
Confusione, babele, estremo tratto di sicurezza culturale, unanimismo e pensiero unico dominante, slogan facilissimi, scarico del barile sulle generazioni precedenti che ci hanno rubato i sogni e ci mettono in pericolo, locupletati come siamo di colazione al sacco, pranzo, cena, tempo pieno, shopping, discoteca e telefonino, mentre la casa va a fuoco e non si sa nemmeno come chiamare i pompieri. Ricordarsi di dubitare sempre quando si dice: siamo un milione, due milioni, tre milioni, venti milioni, siamo ovunque, siamo il nuovo, siamo la speranza, siamo furiosi, invincibili, nessuno può fermarci. Dubitare dei serpentoni troppo colorati, dell’inclinazione alla bella immagine, alla sfilata. Dubitare sopra tutto dell’adulazione di cui siamo oggetto: perché lassù qualcuno ci ama così teneramente, perché non si allarmano visto che l’autorità messa in questione è anche la loro, perché vezzeggiano la sinuosa bestiolina che procede a sciame per le vie del mondo allo scopo di salvarlo? Poi, che siano emozionati e generosi, i ragazzini, a immaginare che si possa fare qualcosa per il mondo, addirittura salvarlo, bè, questo certamente è bello. Ci arriviamo anche noi negazionisti, quelli del nucleo duro.