Grandeur europea

Strasburgo, 17 gennaio 1995
Signor presidente, signore e signori, come saprete, dal primo gennaio di quest’anno la Francia presiede l’Unione europea. Così, ancora una una volta vengo davanti a voi a esporre il programma che la presidenza francese si è prefissata, Considero che sia un mio dovere nei vostri confronti, ossia nei confronti della rappresentazione popolare. E, dopo tutto, non è forse il modo migliore di sottolineare l’importanza che la Francia riconosce alla costruzione dell’Europa, un’Europa sempre più unita e il posto di rilievo che il Parlamento europeo ha in questa grande impresa. E’ un soggetto del quale si dibatte spesso. Io sono mosso da un’idea semplice: le competenze e i diritti del Parlamento devono accompagnare il rafforzamento delle strutture europee. Più Europa ci sarà, più questa Europa deve essere democratica, più deve essere parlamentare. Quindi a lavoro!
Non si tratta di obbedire agli usi, ma io renderò omaggio a Jacques Delors e alla Commissione precedente la cui azione nel corso di questi anni è stata così determinante. Sono convinto che Jacques Santer continuerà in quella direzione.
Voglio anche lodare il mandato della presidenza tedesca che ci ha preceduto.
Infine, voglio augurare ai tre nuovi stati membri un caloroso benvenuto. Con loro, l’Unione europea si sente più forte, più rappresentativa e quindi ancora più legittima in considerazione del grande progetto storico che incarna. Infatti, signor presidente, signore e signori, ciò di cui dobbiamo parlare, di cui stiamo parlando, è garantire all’Europa il posto e il ruolo in un mondo in costruzione, un’Europa economicamente e commercialmente potente, monetariamente unita, attiva a livello internazionale, capace di assicurare la propria difesa, ricca e diversificata nella sua cultura. Quanto più l’Europa sarà attenta agli altri popoli tanto più sarà sicura di sé.
Le nostre priorità vi sembreranno banali e spero che lo siano perché segneranno semplicemente la continuità delle presidenze la cui missione è contribuire quanto possibile alla riuscita della nostra impresa, la Germania ieri, la Spagna domani e le altre, poi chiarirò queste priorità. Forse c’è una specificità francese, spetterà a voi deciderlo.
Le nostre priorità punta a favorire la crescita e lo sviluppo dell’occupazione, ad affermare nella sua diversità l’identità culturale dell’Europa, ad assicurare la sicurezza degli europei sul piano esterno e interno, a impegnarsi le creare le migliori condizioni possibili per preparare la conferenza intergovernativa del 1996. Queste priorità sono state definite tenendo presente il doppio imperativo che l’Unione europea dovrà affrontare nei prossimi anni.
Primo imperativo: dobbiamo mettere in atto il Trattato sull’Unione europea che i nostri parlamenti e i nostri popoli hanno ratificato solennemente, avevo ottenuto, per quanto mi riguarda, che i francesi fossero coinvolti in prima persona in questo importante evento della nostra storia. Non sottovalutiamo l’importanza dello strumento che abbiamo, anche se possiamo criticarne alcuni aspetti e il linguaggio un po’ complicato, un po’ amministrativo, un po’ tecnocratico. Sviluppare un testo così lungo e complicato con partecipanti così diversi e lingue così diverse non sono le condizioni migliori per creare un capolavoro letterario, ma è un trattato utile da studiare. Esiste, è stato adottato, e applicarlo è importante. Non sto dicendo che non bisogna cambiarlo, ma vorrei che prima venisse applicato. Del resto lo abbiamo sottoscritto. Che si tratti dell’istituzione di una moneta unica, dell’attuazione di una politica estera comune, della graduale costruzione di una difesa indipendente, che non può tuttavia sottrarsi agli impegni presi nei confronti degli alleati. L’Europa che abbiamo formato ha le sue preferenze e intende rimanervi fedele, che si tratti della libera circolazione delle merci e dell’affermazione della cittadinanza europea.
Secondo imperativo: dobbiamo essere pronti a ulteriori allargamenti. Esiste un legame logico tra questi due imperativi: più l’Europa si afferma sul piano interno, più la sua forza di attrazione che esercita sugli altri paesi democratici aumenta. Ma questi obiettivi non si contraddicono a vicenda. E questa è la difficoltà, perché dobbiamo espanderci, ma dobbiamo anche rafforzare l’Unione che esiste già. L’allargamento non deve indebolire ciò che esiste. E ciò che esiste non deve indebolire l’allargamento dell’Unione ai confini dell’Europa democratica. E’ un problema difficile da risolvere. Ma vi chiedo di stare attenti, questo è forse il quesito più difficile da risolvere nei prossimi anni.
La prima area di intervento riguarda economia e occupazione. I nostri paesi hanno appena vissuto una crisi economica senza precedenti nella nostra storia recente. Sono convinto che se la Comunità europea non fosse esistita, l’intensità del fenomeno sarebbe stata molto più forte e i suoi effetti sulla coesione interna delle nostre società sarebbero stati molto pià gravi. Ci ha preservato, anzi, dalle politiche avventurose dell’ognuno per sé e dall’isolazionismo. Dove saremmo, signore e signori, se avessimo dovuto attraversare questa crisi senza poter contare l’uno sull’altro?
L’obiettivo è sostenere con un approccio volontario il recupero del lavoro e migliorare l’occupazione. E’ agendo in modo coordinato che saremo più efficaci. La presidenza francese cercherà di promuovere questa coerenza in cui ci siamo impegnati collettivamente ad Essem, alla luce delle conclusioni del Libro bianco su crescita e occupazione.
Ma al di là di questo necessario coordinamento delle nostre politiche, dobbiamo anche preparare le basi per un Europa a lungo termine per una espansione economica forte, sana e, spero, sostenibile. E’ possibile se sappiamo come utilizzare pienamente tre dei nostri principali beni.
Qual è il primo di questi beni? La dimensione del nostro mercato. Finora siamo riusciti a eliminare le barriere amministrative, doganali e normative che stavano disgregando questo spazio vasto. Questo lavoro lo abbiamo compiuto grazie all’Atto unico. Dobbiamo ancora eliminare o ridurre altre barriere che più sottili, comprese le barriere fisiche che ancora rallentano il flusso di persone, merci e idee. Il programma delle reti transeuropee è destinato a questa impresa. Da nord a sud, da est a ovest, gli europei sono collegati da mezzi moderni, veloci e sicuri, da ferrovie, strade, aerei. La seconda risorsa è, ovviamente, l’Unione economica e monetaria, che a mio avviso è il naturale e indispensabile complemento del mercato unico, senza la quale il mercato unico diventerebbe un peso dell’anarchia e il luogo della concorrenza più illecita.
Le tensioni monetaria che abbiamo vissuto e stiamo vivendo oggi , certamente nelle ultime settimane, mostrano la necessità di muoversi il più rapidamente possibile verso la moneta unica. So che ne stiamo ancora parlando e non siamo convinti. In ogni caso, vi do la mia personale convinzione che credo sia condivisa dalla maggior parte dei funzionari francesi. Questo è l’unico modo per rendere l’Europa una grande potenza economica e il modo migliore per assicurare una crescita sostenuta per le nostre economie.