Economia
Editoriali •
Pressione fiscale al 43 per cento e pil fermo, l'Italia ha bisogno di riforme
Il macigno impositivo sulla crescita. I dati Eurostat fotografano un paese con un prelievo fiscale tra i più alti d’Europa e un’economia che avanza a ritmo ridotto. La stabilità finanziaria è indispensabile, ma senza riforme rischia di diventare un alibi

Ci sono tutte le ragioni per prepararsi a un periodo difficile. Le tensioni geopolitiche e i rischi energetici complicano lo scenario, pertanto è giusto mantenere i conti pubblici in ordine e preservare la credibilità dell'Italia. Ma la prudenza finanziaria non può essere l'unico orizzonte della politica economica: è un presupposto, ma non il fine.
Secondo gli ultimi dati Eurostat, l'Italia è tra i paesi europei con la pressione fiscale più elevata: nel 2025 ha raggiunto il 43 per cento del pil, contro una media Ue del 40,7: soltanto quattro paesi hanno un prelievo superiore (Francia, Danimarca, Belgio e Austria). Dal 2022, inoltre, la pressione fiscale italiana è aumentata di 1,1 punti, contro appena 0,1 punti della media europea. A questo aumento del prelievo non corrisponde però una crescita robusta. Gli ultimi dati Eurostat sul terzo trimestre 2026 mostrano un'economia italiana ferma rispetto ai tre mesi precedenti, peggio fa solo la Francia (-0,1 per cento). Nello stesso trimestre il pil dell'Ue è cresciuto dello 0,5 per cento e quello dell'Eurozona dello 0,4. Su base annua l'Italia segna +0,8 per cento, contro il +1,5 dell'Ue e il +1,3 dell'area euro. Non è una ragione per sottovalutare il contesto difficile, né per mettere a rischio la stabilità finanziaria. Ma è un campanello d'allarme: i conti in ordine sono una condizione necessaria, non una politica di crescita.
Un paese con tasse tra le più alte d'Europa e un'economia che cresce molto meno della media non può limitarsi ad amministrare l'esistente. La discussione sulla legge di Bilancio e i programmi per la campagna elettorale dovrebbero elevare il dibattito pubblico mettendo al centro della prossima legislatura le riforme per favorire la crescita: produttività, investimenti, concorrenza e lavoro. E affrontare il macigno fiscale che grava su imprese e famiglie. Non con promesse di tagli fiscali senza coperture, ma creando le condizioni per ridurre le tasse con una crescita più forte e una spesa pubblica più efficiente.