Economia
Sacrifici nascosti •
Una nuova Quota 100 accontenta la Lega. Ma nel breve termine peserà sui pensionati
Il governo prepara un fondo vicino al miliardo per nuove uscite anticipate, ma valuta di ridurre la rivalutazione degli assegni più alti. Il precedente del 2023-24 mostra che il taglio, anche se temporaneo, produce perdite permanenti di potere d’acquisto. Il beneficio si vede, il costo si nasconde
29 OTT 26

Ansa/Massimo Percossi
Perché mai, con lo spread in salita e i rendimenti dei Btp elevati, il governo vuole aumentare la spesa pensionistica? La manovra prevede un fondo vicino al miliardo per nuove uscite anticipate: una Quota 100 ridotta, sette anni dopo. La spiegazione politica è semplice: la Lega chiede un risultato riconoscibile ai propri elettori e la coalizione cerca un compromesso. Si stanziano le risorse oggi, rinviando a domani i dettagli. Ma c’è qualcosa che gli elettori probabilmente non sanno. Da anni Commissione europea e Fondo monetario internazionale chiedono all’Italia di contenere la spesa pensionistica. Non esiste una norma che imponga di compensare ogni euro di nuove pensioni con un euro di risparmio previdenziale. Esiste però un vincolo di sostenibilità: quando si ampliano le uscite anticipate, spesso si cercano risparmi sulle pensioni già in pagamento. Nel rapporto sull’Italia del 2024 il Fondo monetario ricorda che l’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita, il sistema contributivo e le riduzioni temporanee della rivalutazione degli assegni elevati producono importanti risparmi cumulati. E raccomanda di evitare nuove forme costose di pensionamento anticipato.
Ed ecco il trucco: per finanziare nuove uscite si può ridurre la rivalutazione di chi è già in pensione. Non è una congettura, gli organi di stampa raccontano che, insieme al nuovo fondo, il governo valuta un’altra stretta sull’indicizzazione: rivalutazione piena solo fino a quattro volte il minimo, ridotta oltre quella soglia. Il modello è quello del 2023-2024.
E’ già successo con Quota 100. Nel 2019 il governo Conte I allargò le possibilità di pensionamento anticipato e contemporaneamente ridusse la perequazione degli assegni più elevati. Non fu una compensazione euro per euro, ma il meccanismo distributivo era chiaro: più spesa per chi usciva prima, meno per chi era già pensionato.
La prima misura è visibilissima. Si annuncia una nuova Quota 100 e i beneficiari sanno chi ringraziare. La seconda è quasi invisibile. Nessuno comunica ai pensionati che perderanno stabilmente potere d’acquisto. Si dice soltanto che la rivalutazione sarà parziale: l’assegno nominale cresce, ma meno dei prezzi.
C’è poi un dettaglio tecnico decisivo. Il sistema ordinario di perequazione funziona per scaglioni, come l’Irpef: la prima parte della pensione è rivalutata pienamente, le quote superiori meno. Nel 2023-2024, invece, la percentuale prevista per la fascia di appartenenza è stata applicata all’intero assegno, salve le clausole di salvaguardia. Nel 2023 le pensioni tra cinque e sei volte il minimo hanno ricevuto il 53 per cento della rivalutazione; quelle oltre dieci volte il minimo il 32 per cento, sceso al 22 nel 2024.
La perdita non scompare l’anno seguente. Gli aumenti futuri si calcolano su un assegno più basso: anche una stretta di un solo anno pesa per tutta la durata della pensione. La temporaneità della norma non rende temporaneo il sacrificio, né la sottrae automaticamente al giudizio della Corte costituzionale.
Quanto costa? Uno studio di Itinerari Previdenziali del 2025 stima che per una pensione superiore a 2.500 euro lordi mensili la stretta del biennio inflazionistico possa comportare almeno 13 mila euro di perdite cumulate nei dieci anni successivi; per importi maggiori, molte decine di migliaia di euro, fino a 100 mila euro di perdite cumulate. E 2.500 euro lordi significano meno di 2.000 euro netti: non sono pensioni milionarie. Questo è già successo nel recente passato e succederà di nuovo questo anno. La svalutazione delle pensioni da 2500 euro oggi rispetto al 2012 è del 21 per cento.
Si dice, giustamente, che le uscite anticipate sono pagate dai giovani, perché accrescono gli oneri per le generazioni future. Ma è solo metà della storia. Nel breve periodo vengono pagate dai vecchi, attraverso una perequazione ridotta. Il beneficio è immediato e riconoscibile; il costo è diluito, cumulativo e quasi invisibile.
Chissà se, conoscendo questo scambio, i pensionati troverebbero altrettanto attraente la promessa di una nuova Quota 100.
Marco Leonardi