Economia
Editoriali •
La magistratura chiude l’area a caldo dell'Ilva. Ma stavolta il governo non protesta
La Cassazione conferma lo stop all'altoforno richiamando l'articolo 41 della Costituzione, modificato nel 2022 per tutelare salute e ambiente. Il governo Meloni, che prometteva il più grande polo siderurgico green d'Europa, non contesta la decisione

Se nel 2022 il Parlamento non avesse modificato quasi all’unanimità l’articolo 41 della Costituzione, forse oggi non ci sarebbe per l’Ilva un’ordinanza di spegnimento dell’altoforno. E’ a questo articolo che ha fatto riferimento la Cassazione confermando l’ordinanza del tribunale di Milano, laddove la riforma della Costituzione ha aggiunto che l’iniziativa economica non può svolgersi in “modo da recare danno alla salute e all’ambiente”. Proprio nel giorno in cui i commissari straordinari nominati dal ministro delle Imprese Adolfo Urso sono andati in Senato a dire che Ilva non inquina, la Cassazione ha invece stabilito che amianto ed emissioni attualmente presenti contrastano con la libertà d’impresa.
Mentre dal 2013 a ora è prevalso il principio fissato dalla Corte costituzionale della non tirannia di un diritto sull’altro, oggi l’interpretazione è cambiata. E stavolta non ci sono decreti salva Ilva a imporre la facoltà d’uso a impianti d’interesse strategico nazionale. Perché Ilva non è più strategica per la nazione da quando il governo Meloni nel 2024 l'ha commissariata, portandola giorno dopo giorno al collasso industriale ed economico. Mentre continuava a raccontare di volerne fare il più grande polo siderurgico green d’Europa. Colpa di chi c’era prima, diranno. Ma stavolta neanche Meloni, che pure interviene a gamba tesa contro la scarcerazione di un innocente (fino a prova contraria), si contrappone alla decisione dei giudici contro la più grande fabbrica del paese. Perché la magistratura ha tolto le castagne dal fuoco alla politica. Persino i commissari hanno ammesso che, dopo l’ultimo aiuto di stato concesso dall’Unione europea, l’Ilva non aveva più un centesimo per comprare le materie prime. Resta da capire chi pagherà gli 8 miliardi di debiti accumulati dall’azienda. “Nel decreto bisogna inserire lo stop ai licenziamenti”, ha detto ieri il presidente della Puglia Antonio Decaro in audizione al Senato. Non può produrre ma deve pagare gli stipendi. Questa è l’Ilva che piace alla politica.