Economia
dopo la manovra •
I piccoli proprietari festeggiano: “Sul canone concordato Meloni ci ha ascoltato: così migliaia di nuovi appartamenti sul mercato”
“Con il canone al 5 per cento aumenterà notevolmente l’offerta nel mercato degli affitti. Bene anche la cedolare secca per gli immobili commerciali. Ora serve fare di più sugli sfratti”, ci dice il presidente dell’Unione piccoli proprietari Fabio Pucci

“Accogliamo con grande soddisfazione le misure annunciate dal governo per la manovra di bilancio 2027. La riduzione della cedolare secca dal 10 per cento al 5 per i contratti a canone concordato, l’ulteriore agevolazione all’1 per cento per i contratti concordati con giovani fino a 35 anni, la proroga per il 2027 delle detrazioni Irpef per gli interventi di ristrutturazione edilizia e l’introduzione della cedolare secca al 21 per cento per le locazioni di negozi fino a 300 metri quadrati che potrà aiutare un commercio che oggi è molto fermo. Sono tutte misure che l’Uppi proponeva da tempo, bene che Meloni ci abbia ascoltato. Per noi è un riconoscimento importante”. L’avvocato Fabio Pucci, presidente dell’Unione piccoli proprietari, l’associazione leader dei locatari tramite contratti a canone concordato, ci risponde mentre sta raccogliendo le olive nella sua casa in campagna.
“Resta da capire - ci spiega - se lo sconto al 5 per cento varrà solo per i nuovi contratti o si estenderà a quelli già in essere. E’ chiaro che questo secondo caso sarebbe quello più auspicabile. Ma in ogni caso siamo convinti che questa misura porterà moltissimi nuovi appartamenti sul mercato delle locazioni. E’ già avvenuto quando fu portato il cannone concordato al 10 per cento”, prosegue Pucci. L'Uppi è da sempre il punto di riferimento di chi vuole affittare in questo modo, a un prezzo più basso rispetto al valore di mercato (stabilito secondo diversi parametri dai singoli comuni), ma con la garanzia di pagare meno tasse. Lo può fare attraverso l'attestazione di rispondenza rilasciata dalle associazioni di proprietari o inquilini. L’Uppi è di fatto la principale di queste associazioni. “Il canone concordato è la dimostrazione di come le politiche per la casa possono conciliare gli interessi dei proprietari con quelli di chi cerca un’abitazione”, dice Pucci. Di sicuro dal 2017 a oggi grazie allo sconto al 10 per cento si stima che siano stati attivati oltre 2,5 milioni di contratti di locazione tramite questo strumento, con un contributo importante alla crescita dei contratti 3+2, secondo l’Agenzia delle entrate cresciuti anche nel 2025 del 6 per cento.
“Abbiamo sempre sostenuto che per aumentare l’offerta di abitazioni in locazione servono condizioni fiscali favorevoli e regole certe”, dice il presidente dell'Uppi. “La riduzione della cedolare secca va esattamente in questa direzione: rende più conveniente affittare a canoni sostenibili e può incoraggiare molti piccoli proprietari a rimettere sul mercato immobili oggi inutilizzati”. L’altro lato riguarda la certezza sugli sfratti in presenza di morosità. Per questo dice Pucci: “Resta fondamentale accompagnare gli incentivi fiscali a maggiori garanzie contro la morosità e tempi certi per la restituzione degli immobili. La fiducia dei proprietari è la prima condizione per ampliare davvero l’offerta abitativa”. Nel 2025 le richieste di sfratto sono state 62 mila contro, i provvedimenti di esecuzione quasi 40 mila, gli sfratti effettivamente eseguiti circa 18 mila. Il presidente dell’Uppi è soddisfatto anche per quel che riguarda la cedolare secca per i locali commerciali: “La fiscalità può contribuire a contrastare la desertificazione commerciale delle nostre città: agevolare la locazione di negozi e botteghe significa favorire nuove attività, recuperare locali sfitti e restituire vitalità ai centri storici e ai quartieri”.
Pucci ne fa anche un discorso di sistema. “In Italia - dice - abbiamo un patrimonio immobiliare privato che vale 6 mila miliardi in gran parte in mano a piccoli proprietari. Se consentiamo di metterlo in affitto aiutiamo le famiglie a non vendere ai grandi fondi internazionali che hanno puntato soprattutto le grandi città italiane e che sono pronte a comprare centinaia di migliaia di immobili anche in vista del piano Casa. E’ una situazione pericolosa che metterebbe tutto in mano a loro”.
Sull’Affordable housing act con il quale l’Unione europea vorrebbe limitare gli affitti brevi nelle grandi città Pucci difende i suoi associati: “Il diritto all'abitare e la tutela della proprietà devono trovare sempre un equilibrio attraverso anche politiche efficaci, incentivi alle allocazioni stabili e maggiori certezze, ma non pensano che la soluzione possano essere i diktat dall’alto. Di certo - conclude - non può colpire piccoli proprietari con uno-due appartamenti che integrano con le locazioni i loro redditi. Come per eventuali patrimoniali bisogna distinguere chi trasforma gli immobili in un business dalla piccola proprietà”.
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A Roma da sempre, anzi dal 1992, a eccezione di una parentesi di due anni a Perugia per studiare giornalismo. Una laurea in Economia. Prima del Foglio, ha scritto per OmniRoma, Agenzia Nova e il Tempo. Tende ad appassionarsi a troppe cose rispetto al tempo che una vita concede
