Economia
frenesia di cambiamento •
Tutti a trasferirsi: un'Italia vivace che ha motivi di essere tale
La popolazione italiana invecchia ma va incontro alla vita facendo armi e bagagli ogni volta che occorre e più passa il tempo più accentua questo carattere. Al punto che negli ultimi tre anni si è raggiunto il record della mobilità abitativa: formidabile indicatore che sta a dirci che le cose nel nostro paese non vanno nient’affatto male

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I trasferimenti di residenza tra comuni (da un comune all’altro, non quelli assai più ordinari interni allo stesso comune) sono considerati da sempre un indice di vitalità sociale ed economica di grande evidenza e pregnanza. Una popolazione che si muove, abitativamente parlando, è una popolazione vivace che ha motivi di essere tale. Nell’ultimo triennio questi trasferimenti sono stati i più alti di sempre: mediamente un milione e 430 mila l’anno, contro 1 milione e 250 mila l’anno nel primo triennio del duemila, con un aumento di più del 14 per cento. Nel 2022 con 1 milione e 471 mila e nel 2025 con 1 milione e 455 mila si sono ottenuti rispettivamente il secondo e il terzo miglior risultato di sempre, dopo quello del 2012, il migliore in assoluto. Detto che almeno uno su cinque di questi trasferimenti di residenza è non solo fuori comune ma fuori regione, e che questi trasferimenti da una regione all’altra privilegiano sempre la direzione che dal sud porta al nord, facendo perdere abitanti al sud e acquisirne al nord (oltre 50 mila l’anno), ormai i trasferimenti di residenza tra i comuni italiani sono tali da fotografare meglio di tanti altri fenomeni sociali e demografici il carattere degli italiani d’oggi.
E questo per due motivi. Il primo è l’invecchiamento degli italiani tra l’inizio degli anni duemila e oggi. Passati da un’età media di neppure 42 a più di 47 anni e da un indice di vecchiaia di 132 a uno di 216 anziani con più di 65 anni ogni 100 bambini e ragazzi fino a 14 anni compiuti d’età gli italiani nella loro totalità invecchiano a un ritmo, veloce e consistente, da far pensare che i trasferimenti di residenza più faticosi e sentimentalmente impegnativi, quali sono quelli che implicano di passare da un comune a un altro, e sovente da una regione all’altra, non possano che contrarsi, essendo evidentemente adatti a età se non proprio giovanili senz’altro non avanzate, anche in quanto associati ai grandi eventi della vita come i cambiamenti di lavoro, i matrimoni, la nascita dei figli, l’acquisizione di eredità e simili. Se ciò non accade è evidentemente perché una mobilità abitativa di questo livello, che implica trasferimenti su lungo raggio e definitivi, è cresciuta in sé al punto da porsi come tratto distintivo di generazioni che sbagliamo a considerare ferme in attesa degli eventi, generazioni che, tutto il contrario, non sono mai state così pronte ad andare incontro agli eventi, a farsene attori e non spettatori. Ed è il secondo motivo, dopo l’invecchiamento degli italiani, a testimoniare questo tratto degli italiani.
Il triennio 2023-2025, lo abbiamo anticipato, è quello del massimo dei trasferimenti di residenza da un comune a un altro. Alla media annua attuale con cui avvengono questi trasferimenti in 40 anni tutta la popolazione italiana è destinata a cambiare comune di residenza, cosicché essendo di 84 anni la vita media degli italiani è probabilisticamente fondato dire che mediamente nel corso della loro vita gli italiani cambiano- ripetiamolo: ai ritmi di oggi – due volte il comune di residenza rispetto a quello di nascita. Quasi una frenesia di cambiamento, viene da dire, se si considera che per ognuno degli spostamenti abitativi da un comune a un altro ce n’è ben più di uno all’interno dei propri comuni di residenza. Insomma, la popolazione italiana invecchia ma va incontro alla vita facendo armi e bagagli ogni volta che occorre e più passa il tempo più accentua questo carattere. Al punto che negli ultimi tre anni ha segnato il record della mobilità abitativa: formidabile indicatore che sta a dirci che le cose in Italia non vanno nient’affatto male.