Salari, basta inseguire l’inflazione: la garanzia va scritta nei contratti

Da trent’anni manca una misurazione terza e verificabile del peso di sindacati e associazioni datoriali. Una legge potrebbe sbloccare la partita, ma per i salari la priorità è un meccanismo di garanzia immediato. E il rinnovo anticipato del contratto del terziario indica una strada possibile

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Un accordo tra sindacati confederali e associazioni datoriali deve sciogliere almeno due nodi che non possono più aspettare. Il primo è la certificazione della rappresentanza, il secondo è un modello contrattuale capace di proteggere i salari dall’inflazione. Sono due questioni fondamentali, ma con tempi di soluzione molto diversi. E sarebbe un errore sacrificare ciò che si può fare subito, in attesa di riforme che richiederanno anni.
Da trent’anni il sistema italiano vive di “autocertificazione”. Il Testo Unico del 2014 aveva aperto la strada alla misurazione, ma il percorso si è fermato a metà. Oggi si prova a chiuderlo di nuovo con un’autocertificazione concordata tra le parti. Ma non basta. Una certificazione fondata su automisurazione del proprio peso resta una dichiarazione di buona fede.
La misurazione deve essere terza, pubblica, verificabile. Deve riguardare anche la parte datoriale, altrimenti il conteggio resta a metà. Se le parti non sono in grado di realizzarla autonomamente, e dopo dodici anni di attesa è lecito dubitarne, serve una legge. Una legge che non sostituisca l’autonomia collettiva, ma definisca il perimetro certificato entro cui esercitarla. L’articolo 39 della Costituzione aspetta da quasi ottant’anni.
Il secondo nodo è l’inflazione, che torna a preoccupare. Qui il possibile accordo mostra la sua fragilità maggiore. Nel 1993 il protocollo Ciampi prevedeva un contratto nazionale biennale per la parte economica, perché l’inflazione andava inseguita da vicino. Oggi molti rinnovi sono triennali o quadriennali, con verifiche che spesso arrivano quando il danno è già fatto. Nel frattempo, le fiammate dei prezzi colpiscono il carrello della spesa ben oltre quanto registra l’Ipca depurato dagli energetici importati (il riferimento utilizzato nella contrattazione). Dire che bisogna andare oltre l’Ipca suona bene, ma molti contratti non sono riusciti nemmeno a recuperare la quota dell’inflazione (indicata nell’Ipca) passata. Prima di andare oltre, bisognerebbe almeno arrivarci. Non convincono nemmeno gli automatismi introdotti per legge per i contratti scaduti da più di nove mesi.
Esiste un’alternativa contrattuale, già sperimentata. Il contratto dei metalmeccanici del 2016 introdusse un meccanismo di garanzia che adeguava i minimi all’inflazione effettiva a consuntivo, senza attendere la scadenza del contratto. Ha funzionato e per questo andrebbe generalizzato, soprattutto nei settori che hanno perso più potere d’acquisto: commercio, turismo, logistica e pubblici esercizi.
Questa clausola di garanzia è probabilmente l’unica misura del protocollo capace di produrre effetti veri ed immediati sui salari e può entrare direttamente nei rinnovi contrattuali del 2027, evitando nuove perdite di potere d’acquisto. La parte del protocollo che riguarda la certificazione della rappresentanza resta fondamentale, ma anche un accordo tra le parti richiederebbe verosimilmente un intervento legislativo e potrebbe aprire una lunga stagione di ricorsi giudiziari prima di avere conseguenze pratiche.
Un altro punto riguarda invece l’architettura della contrattazione. Serve un modello che decentri davvero la negoziazione e rafforzi contemporaneamente il contratto nazionale come cornice di garanzia, stabilendo minimi, diritti, tutele universali e salvaguardia del potere d’acquisto. Il decentrato lega invece i salari alla produttività, all’organizzazione del lavoro e ai risultati delle imprese. Oggi, però, la contrattazione integrativa per milioni di dipendenti delle piccole imprese resta sostanzialmente inaccessibile. Serve quindi un investimento nella contrattazione territoriale per le piccole imprese, sostenuta da strutture bilaterali di categoria, strumenti di supporto e incentivi fiscali efficaci.
Un nuovo protocollo deve avere ambizioni di lungo periodo, ma anche risultati immediati e la priorità oggi è impedire che una nuova inflazione produca un’altra perdita permanente di salari reali.
Chiudiamo con una potenziale buona notizia. Il contratto Terziario, Distribuzione e Servizi, che per la prima volta ha un tavolo unico di trattativa, si avvia al rinnovo prima della scadenza. In Italia non si vedeva da tempo e vale più di molte dichiarazioni di principio. Rinnovare prima della scadenza sarebbe la vera novità. Quando le parti si assumono la responsabilità di farlo, senza aspettare che un automatismo lo faccia al posto loro, si segna un avanzamento che può diventare fondamentale.