Economia
Prese di posizione •
Sulle pensioni il Campo largo vuole abbattere i pilastri della legge Fornero, come Salvini
Il Pd sceglie la demagogia e va contro l’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo. L'anno scorso l'obiettivo era l'adeguamento dell'età pensionabile

La “abolizione della riforma Fornero” ha smesso da tempo di essere un obiettivo del centrodestra, nemmeno Matteo Salvini ne parla più. Ma, proprio in questa legislatura, sembra essere diventata pericolosamente una priorità del Campo largo.
Nei giorni scorsi diversi esponenti del centrosinistra, al traino della “denuncia” della Cgil, si sono scagliati contro l’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo. Arturo Scotto, deputato del Pd vicino alla segretaria Elly Schlein, l’ha definito addirittura un “furto”: “Presenteremo un’interrogazione”.
“Come ha denunciato la Cgil siamo davanti a un vero e proprio furto: si esce dal lavoro più tardi, ma si prende un assegno decurtato – ha detto Scotto –. Uno scandalo. Chiediamo che vengano immediatamente rivisti i coefficienti”. Sulla stessa lunghezza d’onda Tino Magni di Avs: “Con il governo Meloni si va in pensione più tardi e con l’assegno decurtato. Un vero capolavoro da chi ha preso i voti dei lavoratori con la promessa di superare la legge Fornero – ha detto il senatore di Sinistra italiana –. Vanno bloccati gli aumenti automatici dell’età pensionabile e vanno rivisti immediatamente i coefficienti di trasformazione”.
Le dichiarazioni provenienti dai partiti del Campo largo seguono a rimorchio la nota con cui la Cgil ha alzato il polverone: “In pensione sempre più tardi e con assegni più bassi: questa è la verità che emerge dai numeri”, è la denuncia del sindacato di Maurizio Landini, che ha elaborato alcune proiezioni sulla base dei nuovi coefficienti appena comunicati dal ministero del Lavoro mostrando, per esempio, per una pensione che nel 2024 valeva 1.500 euro mensili lordi una discesa a 1.449,36 euro nel 2027.
Ma di cosa si tratta? Realmente il governo Meloni sta tagliando le pensioni? I coefficienti di trasformazione sono dei parametri che, per le pensioni contributive, trasformano il montante contributivo versato dal lavoratore durante la sua carriera nell’assegno pensionistico. I coefficienti cambiano in base all’età anagrafica in cui il lavoratore va in pensione (più si esce tardi più il coefficiente aumenta) e la loro definizione dipende da alcune variabili macroeconomiche ma soprattutto demografiche. In sostanza, se si vive più a lungo e quindi le pensioni devono essere pagate per più anni, allora l’assegno va ridotto per tenere il sistema in equilibrio.
La legge, pertanto, prevede che ogni due anni – sulla base delle proiezioni demografiche dell’Istat – questi coefficienti vengano aggiornati: possono aumentare o diminuire, ma sulla base di una stima che è tutta tecnica. La politica non c’entra. Questo sistema, già previsto dalla riforma Dini su base triennale, e poi definito su base biennale dalla riforma Fornero per allinearlo all’adeguamento dell’età di uscita all’aspettativa di vita, ha l’obiettivo di far muovere la spesa pensionistica insieme alle grandi variabili economiche e demografiche per mantenere la sostenibilità del sistema. L’adeguamento automatico è stato pensato, inoltre, come un modo per sottrarre alla dinamica politica gli interventi continui di manutenzione di cui necessita un sistema previdenziale.
Ora la richiesta del Pd è di “rivedere i coefficienti”, ovvero di sostituire una decisione tecnica con un’arbitraria scelta politica. Già l’anno scorso, il Campo largo – dal M5s a Iv – si è trovato unito nel chiedere il blocco dell’adeguamento dei requisiti pensionistici all’aspettativa di vita, l’altro meccanismo automatico che tiene in equilibrio le pensioni. Il governo Meloni, colpevolmente, ha ridotto di due mesi l’incremento previsto dall’Istat al costo di 1,6 miliardi. Ma il centrosinistra propone il blocco totale dell’adeguamento, che ha un costo iniziale di 3,3 miliardi poi crescente nel tempo. Mettere in discussione l’adeguamento dell’età di uscita alla speranza di vita e dei coefficienti di trasformazione vuol dire abbattere i due pilastri su cui si regge il sistema pensionistico. L’agenda Salvini è passata al Campo largo, con il nome “agenda Landini”.
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Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali
