Economia
Editoriali •
La tempesta perfetta sulle Borse
Guerra, dubbi sull’Ia, svendita di titoli di stato. Tre paure e il rischio di una crisi
23 OTT 26

Foto LaPresse
Petrolio, debito pubblico e intelligenza artificiale. Tre paure diverse mettono gli investitori in fuga dal rischio. Le Borse europee chiudono in profondo rosso, mentre sui mercati si incrociano la nuova escalation in Medio Oriente, i dubbi sulla sostenibilità degli investimenti nell’IA e il timore di una nuova crisi dei debiti sovrani. Milano perde il 2,54 per cento, peggiore piazza del Vecchio Continente, Parigi l’1,4 e Francoforte l’1 per cento. Il detonatore geopolitico è il petrolio, con il Brent tornato in area 112 dollari al barile dopo nuovi attacchi in Arabia Saudita attribuiti a milizie Houthi e le indiscrezioni del Wall Street Journal sui piani americani per colpire l’Iran.
Il rischio è quello di una nuova fiammata energetica che alimenti l’inflazione, proprio mentre i rendimenti obbligazionari tornano a salire e rendono più difficile immaginare una rapida riduzione del costo del denaro da parte delle banche centrali. A Wall Street, il settore tecnologico torna sotto pressione: Meta perde oltre il 7 per cento dopo aver prospettato nuovi investimenti miliardari nell’IA. Il mercato comincia a chiedersi se la corsa a data center, chip e infrastrutture possa garantire ritorni proporzionati alle enormi risorse impiegate. Anche Nvidia e Intel finiscono nel mirino delle vendite. Sul fronte obbligazionario, il Bund tedesco si conferma il rifugio per gli investitori. Il movimento è particolarmente doloroso per la Francia e per l’Italia. Lo spread Btp-Bund sale a 126 punti base, con il rendimento decennale italiano al 4,64 per cento. Quello francese raggiunge un nuovo record, oltre il 5,1 per cento, mentre lo supera 170 punti. Per Parigi si sommano fragilità politica e conti pubblici sotto pressione; per Roma, il rischio è che il contagio riporti al centro il costo del debito proprio mentre il governo cerca di difendere la credibilità di bilancio. La combinazione è insidiosa: energia più cara, titoli di stato più onerosi e big tech messe alla prova. Non è detto che sia l’inizio di una crisi sistemica, ma la stagione della tranquillità è finita.