Economia
Editoriali •
Il rincaro del greggio non aiuta Putin
Un mese buono non compensa quelli negativi. Bilancio in profondo rosso. La causa è da ricercarsi soprattutto nel calo della produzione petrolifera, immobilizzata dagli attacchi ucraini alle raffinerie del Cremlino
23 OTT 26

Foto Ansa
Nelle prime tre settimane di ottobre il prezzo del petrolio usato dalla Russia per calcolare le imposte petrolifere è stato del 60 per cento superiore a quello ipotizzato nel bilancio federale. Il bilancio prevedeva infatti un prezzo per barile di 59 dollari (si aggira sui 100 di media questo mese) e un cambio di 92,2 rubli per ogni dollaro (contro gli attuali 84 rubli). Dunque, benché ogni dollaro di petrolio renda circa il 9 per cento di rubli in meno del previsto, il rincaro del greggio aumenterà i prelievi fiscali del Cremlino sulle compagnie petrolifere, offrendo a Putin più risorse del previsto per proseguire la sua guerra contro l’Ucraina. Ma un mese buono non compensa tanti mesi negativi.
Secondo le stime di Reuters, che includono anche questo ottobre, le entrate da Oil & Gas nei primi dieci mesi del 2026 saranno inferiori del 14 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025. La causa è da ricercarsi soprattutto nel calo della produzione petrolifera russa, immobilizzata dagli attacchi ucraini alle raffinerie russe scatenando in estate un allarme carburanti, con lunghe code ai distributori e limiti alla vendita di benzina in alcune regioni della Russia. Solo a settembre il Cremlino ha pagato 305,5 miliardi di rubli (circa 3,7 miliardi di dollari) di “damper”, il sussidio per i raffinatori che di fatto tiene il prezzo della benzina più basso. La previsione del deficit di bilancio federale per il 2026 è per il momento raddoppiata al 3,2 per cento del pil, dall’1,6 ipotizzato, nonostante l’occasione di vendere greggio sul mercato internazionale mentre Hormuz era chiuso, grazie all’allentamento delle sanzioni da parte degli Stati Uniti, e nonostante l’accordo sul diesel tra il presidente Trump e Putin, che di fatto aggiungerà, secondo Kpler, solo 73 mila barili al giorno dai primi carichi. Nulla di tutto questo è bastato a rimettere in ordine i conti russi, nemmeno l’aumento del carico fiscale ai cittadini, con l’Iva salita dal 20 al 22 per cento. Non si sa se iano in arrivo altri regali di Trump, ma per il 2027 il Cremlino ha già alzato del 27 per cento le previsioni di spesa militare.