Economia
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Un bilancio dell’Ue sempre meno ambizioso
La nuova bozza irlandese taglia 141 miliardi alla proposta della Commissione, colpendo competitività, difesa e politica estera. I frugali vogliono risparmiare, gli Amici della coesione blindano agricoltura e fondi regionali. Una doppia miopia che fa perdere tutti
13 OTT 26

Ursula von der Leyen (AP Photo/Omar Havana)
Le buone intenzioni della Commissione di Ursula von der Leyen per dotare l’Unione europea di un bilancio moderno, in grado di finanziare le nuove priorità come la competitività e la difesa, si stanno scontrando con i piccoli calcoli contabili nazionali, nel momento in cui il negoziato sul nuovo Quadro finanziario pluriennale entra nella fase finale. Sabato la presidenza irlandese del Consiglio ha presentato la nuova “nego-box”, il documento che serve da base per le trattative tra gli stati membri. I leader ne discuteranno al Consiglio europeo di giovedì e venerdì. L’obiettivo è arrivare a un accordo entro la fine dell’anno. Ma man mano che avanzano le trattative l’ambizione scende. La “nego-box” irlandese prevede 141 miliardi di euro di tagli rispetto alla proposta originaria della Commissione di 1.763 miliardi per sette anni. I tagli sono concentrati nel capitolo di bilancio dedicato alla competitività e alla difesa (meno 13 per cento) e in quello per la politica estera dell’Ue (meno 17 per cento). Per contro, le risorse destinate alla Politica agricola comune e alla Coesione – e le relative allocazioni nazionali dei fondi – restano intoccate. L’Irlanda ha cercato di vendere il suo compromesso come “realista”. E’ l’unico modo per accontentare due campi irriconciliabili: i frugali che chiedono “diverse centinaia di miliardi di euro” di tagli e quello degli “Amici della coesione” che pretendono di salvare i fondi che ricevono per gli agricoltori e per le regioni. Il risultato è un fallimento di tutti. Insistendo sui tagli, i frugali stanno compromettendo quello che dicono essere il loro principale obiettivo: la modernizzazione del bilancio per concentrarsi sulle nuove priorità strategiche. Preferendo agricoltori e regioni agli investimenti per il futuro, gli “Amici della coesione” (di cui l’Italia è capofila) perdono ogni legittimità per chiedere più risorse o più debito comune per finanziare la difesa, la competitività e gli altri strumenti per fronteggiare le crisi.