Economia
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Le prese in giro su Ilva
Il decreto per la cassa integrazione in deroga è simbolo di un fallimento di sistema

Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse
Martedì in Consiglio dei ministri verrà votato un decreto Ilva da 125 milioni di euro per la cassa integrazione in deroga a tutti i dipendenti, diretti e no, degli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure. Fino a giugno, cioè fino alle elezioni. Altri 125 milioni buttati al vento, mentre gli impianti sono stati tutti spenti dai commissari straordinari. Dire, come hanno fatto con una missiva sabato pomeriggio, che erano obbligati da un’ordinanza della magistratura (smontata dal Pg della Cassazione), non corrisponde al vero. A Taranto solo l’Afo 2 era ancora mezzo in funzione, mentre Afo 4, cokerie e batterie erano state spente dai commissari già da dicembre 2025. La premessa del ministro Urso, con il suo famoso “piano corto”, era di riaccenderli a maggio. Perché non è stato fatto? Il sottosegretario Mantovano, durante il tavolo di giovedì sera con i sindacati, è stato onesto: “Anche se il 20 ottobre la Cassazione dovesse annullare l’ordinanza di spegnimento, servirebbero mesi per riaccendere tutto”. Questo perché i commissari, dopo aver mandato in malora gli impianti, a luglio hanno sospeso l’ultima nave di materie prime. Non è stata la magistratura a ordinare loro di farlo, ma la mancanza di fondi. Questo collasso economico, industriale e occupazionale è avvenuto negli ultimi tre anni, per mano dell’amministrazione straordinaria voluta dal governo Meloni (con l’avallo di sindacati, Pd e Cinque Stelle). Ovvero per mano statale. Dire oggi che lo stato deve rilevare l’azienda e, senza altoforni, senza produzione, senza generare cassa da poter reinvestire, deve realizzare un fantomatico piano di decarbonizzazione di cui tutti parlano dal 2012 ma che nessun governo ha mai realizzato, significa ancora una volta prendere in giro i lavoratori. Lo scorso 21 agosto a Taranto c’erano sia Meloni che Mattarella, e l’ordinanza di spegnimento era già arrivata. Ma né i sindacati né i partiti progressisti hanno protestato. A giugno ci saranno le elezioni, un nuovo governo e nuova cassa integrazione. 125 milioni di euro ogni sei mesi fino alla pensione quanto fanno?