Economia
Racconti che non tornano •
La prudenza sulle previsioni economiche divide Giorgetti e Meloni
La premier polemizza con l’Istat perché sottostima il pil, il ministro fa delle stime basse un merito del governo

Il tono non è quello di chi è in campagna elettorale, ma di chi si sente sballottolato dalle turbolenze internazionali. E così il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, nell’audizione sul Dpfp, in risposta alle critiche sulla crescita flebile, afferma che gli oppositori “non tengono in dovuta considerazione le difficoltà di fare programmazione in uno scenario che continua a mutare, purtroppo muta in peggio”. E invece, afferma, il lavoro del governo nella legislatura, attraverso il consolidamento dei conti pubblici, è servito a rafforzare la “credibilità, che ci permette di affrontare la tempesta su basi più solide”.
La tempesta è quella della crisi energetica, dell’inflazione e dell’aumento dei tassi di interesse. Giorgetti fornisce il perimetro contabile della legge di Bilancio, ma senza entrare nel merito delle scelte perché la partita con Bruxelles è ancora aperta su due fronti: da un lato la richiesta di flessibilità per l’inflazione che comprime i margini sulla spesa netta; dall’altro il negoziato sull’utilizzo della flessibilità richiesta per energia e difesa. Il tentativo del governo, dice il ministro, è quello di poter usare una parte di queste risorse per alleggerire il peso delle bollette anziché per gli investimenti, ma l’esito della trattativa con la Commissione è tutt’altro che scontato. Dalle opposizioni emergono due linee di critica al governo. Una ragionevole, proveniente da Maria Cecilia Guerra del Pd, contesta al ministro la mancanza di qualsiasi informazione sull’impiego delle risorse (energia e difesa) per cui il governo chiede lo scostamento al Parlamento. L’altra, piuttosto irragionevole, soprattutto in questa fase di tassi di interesse in crescita, proveniente da Stefano Patuanelli del M5s, colpevolizza il governo per aver riportato il bilancio in “avanzo primario”.
Un aspetto curioso riguarda le diverse modalità di comunicazione di Giorgetti e Meloni. Il ministro ha commentato la crescita all’1 per cento per il 2026, superiore alle previsioni dello 0,6, dicendo che il Mef non ha “mai gonfiato i numeri, abbiamo sempre dovuto adeguare al rialzo le previsioni”. In mattinata il presidente del Consiglio, intervenendo ad Assolombarda, a proposito delle revisioni al rialzo del pil, aveva detto: “Noi italiani veniamo spesso sottovalutati. Solo che, quando ci sottovaluta l’Ue, ci siamo abituati. Quando, invece, veniamo sistematicamente sottovalutati dai nostri stessi organismi un po’ dispiace, ma tant’è”. Meloni aveva in mente l’Istat, ma in serata Giorgetti ha rivendicato questo approccio “prudente” come un merito del governo.