Economia
IL CASO •
L’offensiva commerciale cinese in Italia parte dalla lavatrice a 100 euro
Il paese di Xi Jinping ha un colossale eccesso di capacità produttiva, frutto degli investimenti sussidiati per pompare il dato annuale di crescita del pil, ma la domanda è insufficiente e il mercato interno è in contrazione
8 OTT 26

(Foto Getty)
Sarà sicuramente una promozione speciale, sarà anche un’una tantum e magari rappresenta il guinness del sottocosto ma una lavatrice Candy offerta a soli 100 euro fa notizia. La storica azienda della famiglia Fumagalli è passata da tempo alla multinazionale cinese Haier (quella che sponsorizza la bodycam degli arbitri di Serie A), che ha chiuso lo stabilimento di Brugherio ma evidentemente non ha rinunciato a competere con il massimo di aggressività commerciale sul mercato italiano. La lavatrice a 100 euro, prodotta in Turchia nel mega-impianto di Eskisehir, si può comprare nei negozi Euronics ed è utilizzata dalla catena come prezzo-civetta, lo dimostra che in precedenza fosse venduta a 400 euro e iniziative di questo tipo in genere non si possono mettere in atto senza consultare il produttore. Interpellata, la Haier Europe però fa sapere che “non interviene nella determinazione dei prezzi di vendita al pubblico, che sono stabiliti in totale autonomia dai singoli rivenditori”. E di conseguenza “l’azienda non commenta iniziative promozionali e isolate dei singoli punti vendita”. Ma anche se si trattasse solo di un’iniziativa promozionale Euronics nella memoria del consumatore rimarrebbe l’idea che si può fare, che una lavatrice può essere comunque venduta a quel prezzo. Ed è una percezione destinata a condizionare il mercato di per sé stagnante.
Secondo i dati che circolano una lavatrice della stessa fascia, mettiamo una Indesit prodotta in Europa, ha un costo industriale di 189 euro e normalmente viene venduta in promozione a 290 euro. Mentre Euronics vende anche la Haier da 9 chili. a soli 199 euro. In molti casi prezzi così bassi vengono praticati per la vendita in abbinata di due prodotti, uno a prezzo pieno e uno scontato. In questo caso no, si può comprare la sola lavatrice. Politiche commerciali così aggressive hanno la loro matrice in ciò che sta accadendo nella Repubblica popolare cinese. Il paese di Xi Jinping ha un colossale eccesso di capacità produttiva, frutto degli investimenti sussidiati per pompare il dato annuale di crescita del pil, ma la domanda è insufficiente e il mercato interno è in contrazione (le costruzioni sono in calo del 25-30 per cento). Per tenere le posizioni i grandi brand si battono allo stremo, fanno il pieno dei sussidi delle amministrazioni provinciali, sacrificano i margini ma intanto intensificano le manovre per occupare il mercato europeo. L’importante è conquistare quote di mercato e caso mai in un secondo tempo, azzerata la concorrenza del Vecchio Continente, manovrare i prezzi per recuperare redditività.
E’ evidente, infatti, che di fronte a un’offensiva commerciale l’industria degli elettrodomestici europea ha gli anni contati, non può resistere a lungo. I brand asiatici possono puntare su questa manovra a tenaglia perché godono del supporto dello stato che garantisce le spese conto capitale e che organizza una sorta di selezione darwiniana. Chi riesce a sopravvivere è di fatto considerato una sorta di campione nazionale e gode della protezione pubblica sui mercati d’esportazione. Hanno iniziato con la siderurgia, poi l’immobiliare, poi l’elettronica, poi i pannelli solari e le auto. La prossima frontiera è quella dei servizi digitali e Agentic AI. L’effetto è dirompente non solo sull’Italia ma anche sui paesi limitrofi ancora in fase di sviluppo che sono condannati a non riuscire mai a convergere verso redditi pro capite più dignitosi. La Cina vuole rimanere una emerging economy e una industrial economy coprendo tutti i settori, anche quelli a basso valore aggiunto e raggiungendo la totale e completa autosufficienza. Non si importa più quasi nulla.