Economia
Il colloquio •
“I decreti di Sánchez non affrontano il problema. Anzi peggiorano la crisi abitativa”. Parla Galindo
Il sociologo e direttore dell'Esade center for economic policy: “Servono misure che nel lungo periodo permettano di costruire case e nel breve spingano quelle che già esistono a entrare nel mercato degli affitti. I decreti non lo fanno"

“I decreti ripresentati dal governo spagnolo non affrontano affatto il problema. Per molti aspetti fanno proprio il contrario: aggiungono ulteriore scarsità al mercato degli affitti a lungo termine”, dice al Foglio Jorge Galindo, sociologo esperto di politiche pubbliche e direttore dell’Esade center for economic policy (EsadeEcPol), commentando i due decreti sulla casa respinti venerdì 2 ottobre dal Congresso e riapprovati martedì dopo lo scioglimento del Parlamento (ora il Parlamento è sciolto dovrà convalidarli la Diputación permanente). Come i precedenti, allungano i contratti in scadenza fino a due anni, limitano gli aumenti dei canoni, sospendono gli sfratti delle famiglie vulnerabili e prevedono il rinnovo automatico dei contratti.
“Abbiamo pubblicato una valutazione del controllo degli affitti in Catalogna e l’offerta di case è diminuita. Non ho motivo di pensare che con questi decreti vada diversamente”, spiega Galindo. Secondo lo studio, uscito nel 2023, la legge catalana del 2020 che imponeva tetti ai canoni ha ridotto di circa il 10 per cento i contratti di affitto firmati. “Servono misure che nel lungo periodo permettano di costruire case e nel breve spingano quelle che già esistono a entrare nel mercato degli affitti. I decreti non lo fanno, possono anzi scoraggiare l’offerta” aggiunge il sociologo. E un primo indizio viene già dalla settimana durante il dibattito sui primi decreti, studiata da Galindo e Carles Gómez Llabrés in un’analisi dell’EsadeEcPol uscita martedì. Tra il 29 settembre e il 5 ottobre, gli annunci di affitto a lungo termine sul portale Idealista sono calati in tutte le dieci città più popolose della Spagna: a Murcia del 12,5 per cento e a Madrid del 9,2, mentre in altre quattro grandi città del 6 per cento. Dati compatibili con un ritiro preventivo dell’offertà.
Per spiegare i motivi della crisi abitativa spagnola, Galindo parte dalla bolla immobiliare degli anni Duemila: “Per circa un decennio, grazie al credito a basso costo, abbiamo costruito il doppio delle case rispetto alle famiglie che si formavano. Con la crisi del 2008, però, il settore è stato distrutto e ha perso più di un milione di lavoratori. Poi la disoccupazione è arrivata verso il 2012 fino al 25 per cento, la domanda è crollata e per circa sette anni il mercato ha assorbito le case in eccesso, con i prezzi scesi tra il 20 e il 30 per cento”. Poi aggiunge: “Ma il problema principale sono state le regole che tra il 2010 e il 2020, quando la domanda era bassa e la casa non era una priorità per la politica, abbiamo continuato ad aggiungere a livello locale, regionale e nazionale: un rapporto sul paesaggio in più per ogni nuovo piano urbanistico, la possibilità per chiunque di bloccare un progetto contestandone un aspetto secondario, requisiti ambientali che alzano i costi e così via. Quando poi dal 2021 la domanda è risalita, spinta soprattutto dall’immigrazione, ci siamo accorti del costo di queste regole. Le costruzioni non riuscivano a tenere il passo con le famiglie che si aggiungevano”.
Alla destra populista, che lega la crisi abitativa all’immigrazione, Galindo ricorda che “negli anni Novanta costruivamo 250 mila case l’anno per le nuove famiglie, e non ci importava chi fossero o da dove venissero. Non ha senso rispondere a una pessima politica abitativa modificando la politica migratoria. Sono due cose differenti”. L’esperto però non esclude interventi dove alcuni usi delle abitazioni ne riducono la disponibilità per chi vuole viverci: “I compratori di case non residenti non sono la causa principale della scarsità, ma hanno un ruolo importante in località come Alicante, Málaga e nelle Baleari. Se non comprano per affittare a lungo termine, potrebbe avere senso tassarli in quelle zone”.
Infine, rispetto all’Affordable housing act della Commissione Ue, Galindo dice che dell’Europa vorrebbe più impegno nel rivalutare le regolamentazioni che ostacolano le costruzioni: “Rivediamo quello è stato fatto negli ultimi quindici anni con le direttive ambientali, vediamo dove sono stati creati ostacoli e modifichiamoli”.