La vertenza Electrolux si è addolcita, ma resta lo spettro del bianco cinese (con possibile acquisizione)

Il piano di 1.700 licenziamenti viene sostituito da uscite incentivate mentre lo stabilimento di Cerreto guadagna tempo per la reindustrializzazione. Il governo incassa una tregua, ma sul futuro del gruppo pesano il divario con l’industria asiatica e la possibile vendita a Midea     

6 OTT 26
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(Foto Ansa)

La vertenza Electrolux si è addolcita. Si può dire tranquillamente che rispetto ai drastici obiettivi che si era proposto il gruppo svedese (1.700 licenziamenti secchi) l’azione combinata del Mimit, dei sindacati e delle regioni interessate ha prodotto qualche risultato. E’ ovvio che la crisi strutturale dell’elettrodomestico europeo di fronte all’offensiva dei produttori asiatici non può essere cancellata con un tratto di penna ministeriale ma sembra esserci spazio per governarne gli effetti e nel frattempo vedere quale possa essere una risposta comune a livello di Bruxelles.
I licenziamenti sono stati tolti dal tavolo e lo strumento-chiave per gestire la crisi Electrolux saranno le dimissioni incentivate sostenute da un investimento aziendale (90 milioni). E’ tutta da definire la dote che gli svedesi impegneranno per convincere gli operai di Porcia e Susegana a lasciare nell’armadietto la tuta Electrolux ma sembra esserci nelle due fabbriche una discreta pattuglia di lavoratori disposti a negoziare la propria uscita. Il mercato del lavoro locale promette di assorbire gli esuberi specie se saranno spalmati su tre anni. E comunque il ministro Adolfo Urso ha anche garantito che lo stato è pronto a fare “la sua parte”. Ma quanti saranno i dipendenti che dovranno uscire? Secondo i numeri forniti ieri al tavolo ministeriale dovrebbero essere 1.250 (600 impiegati e 650 operai, non pochi) ma ministro e sindacati contano di poterne ridurre il numero nel prosieguo della vertenza.
Quanto allo stabilimento marchigiano di Cerreto, del quale gli svedesi hanno chiesto a suo tempo la chiusura si è deciso per ora di non staccare la spina. I lavoratori resteranno in fabbrica e si avvierà un processo di re-industrializzazione con l’arrivo di nuovi investitori del settore oppure di attività limitrofe. I sindacati, con qualche sfumatura diversa, hanno salutato con soddisfazione la svolta impressa alla vertenza anche perché sanno che non si dovrebbe faticare a trovare i volontari dell’esodo specie se ci saranno “ammortizzatori sociali robusti”. Un nuovo incontro è già fissato per il 29 ottobre e in quella sede si dovrebbe formalizzare la conclusione della vertenza. Ad addolcire il clima molto ha contato il coinvolgimento di Bruxelles nella persona del commissario Stephane Sejourné, messo alle strette da una posizione comune dei Paesi industriali (Italia, Francia, Germania, Spagna, Polonia e Slovacchia) che chiede politiche nuove di gestione della transizione dell’industria del bianco a cominciare dalla revisione del Cbam e dal caro-energia.
Mitigati che saranno i costi della ristrutturazione Electrolux restano però sul tappeto pesanti interrogativi. Il primo e più immediato: gli svedesi hanno avviato la riduzione degli organici al fine di rendere più appetibile il conto economico del gruppo e venderlo ai cinesi di Midea (come ventilato a suo tempo)? La risposta per ora non c’è, segni di disaffezione svedese al business nel recente passato non sono mancati ed è evidente che con l’arrivo di Midea molte cose potrebbero cambiare in una realtà che comunque ha goduto sempre di relazioni industriali intense. Insomma le vertenze possono essere anche pilotate con abilità ma il differenziale di competitività tra il bianco asiatico e quello europeo resta sul tappeto. E sarà probabilmente questo il tema di un analogo confronto sul futuro delle fabbriche italiane del gruppo turco Beko subentrato agli americani della Whirlpool. Al tempo si era raggiunto un accordo che anticipava lo schema Electrolux di oggi ma i sindacati segnalano già da qualche mese riduzioni della produzione in alcuni stabilimenti e il ritardo del promesso rilancio industriale. Niente di inedito, purtroppo.