Economia
il commento •
Le critiche sbagliate sulla sospensione del bollo auto per le utilitarie
Il provvedimento del governo non è la scelta più impattante, ma ciò che è logico aspettarsi a fine legislatura. Le obiezioni dell'opposizione, dall'altra parte, appaiono poco concrete
30 SET 26

La tassa automobilistica, a dispetto del suo nome, è un’imposta patrimoniale che colpisce il possesso di autovetture e motocicli. Si fa fatica, a fronte di ciò, a criticare il provvedimento del governo che, per il solo anno 2027 (per ora), esenterà dal tributo le auto (una sola a persona) aventi potenza non superiore a 80 kW: quale forma di ulteriore ricchezza può sensatamente attribuirsi ai possessori di auto piccole che utilizzino il mezzo per andare al lavoro?
Si potrebbe anche andare oltre mettendo in discussione l’opportunità di mantenere il prelievo per gli altri veicoli: con una pressione fiscale al 42,9 per cento del pil e con un’aliquota marginale Irpef pari al 43 per cento (da 50 mila euro di reddito in su), a cui si aggiungono le addizionali regionale e comunale, risponde a criteri di equità colpire i cittadini anche con una patrimoniale su auto e moto?
Le critiche dell’opposizione sono particolarmente timide. Si pensi a quella secondo la quale andrebbe considerato il reddito del proprietario per impedire che si verifichi che i “ricchi” sfuggano al bollo: non si può snaturare un prelievo che, necessariamente, non considera il reddito di chi subisce la tassazione (è una patrimoniale!), per rimediare a evenienze non frequenti se non addirittura rare. Apparentemente meno infondata è l’altra critica, sostenuta dal presidente della regione Toscana, Eugenio Giani, che ha evidenziato che ci potrebbero essere dei profili di dubbia costituzionalità del provvedimento agevolativo. Sullo sfondo, l’atteggiamento contraddittorio di un governo che, da una parte cerca di realizzare l’autonomia differenziata e, dall’altra, taglia le risorse proprie delle regioni.
Anche queste osservazioni non convincono. Quanto alla prima, perché la tassa automobilistica è un tributo istituito e disciplinato dallo Stato, su cui lo stato mantiene il diritto di intervenire: nulla può imputarsi al governo, atteso che il provvedimento stabilisce che le minori entrate delle regioni dovranno essere compensate dallo stato. Quanto alla seconda, perché le agevolazioni, secondo l’orientamento della Corte costituzionale, sono illegittime solo quando siano irragionevoli perché arbitrarie e discriminatorie. Quanto alla terza, molto dipenderà dalle modalità con cui verrà compensato il mancato gettito delle regioni qualora l’agevolazione diventi strutturale. Se esso venisse sostituito da una quota stabile di compartecipazione, per esempio, al gettito Irpef, non modificata cioè millimetricamente anno per anno in relazione alle minori entrate calcolate in ragione del numero dei veicoli che avrebbero scontato l’imposta, l’autonomia finanziaria delle regioni ne risulterebbe con ogni probabilità perfino rafforzata.
C’è poi la questione delle coperture, mai sollevata con tanto rigore come in questo caso. Il ministro Giorgetti ha ricordato che parte delle risorse necessarie, calcolate in circa 2,3 mld, derivano dai risparmi sui fondi Pnrr che, non potendo essere restituiti, sono diventati risorse nazionali.
A ciò si aggiunge la polemica sul carattere demagogico del provvedimento – una “mancetta elettorale” – che, limitata a un solo anno, servirebbe alla maggioranza per acquisire consenso in vista delle prossime elezioni.
E’ certo che sarebbe meglio finanziare la riduzione delle imposte con corrispondenti tagli della spesa, ma è anche vero che sarà molto difficile tornare indietro, chiunque vinca le elezioni nel 2028 (soprattutto se, come ha detto la presidente Meloni, la misura avrà carattere strutturale nella legge di Bilancio). E’ quindi evidente che, nella generalizzata consapevolezza che non ci sono spazi per aumentare la pressione fiscale, si cercherà di mantenere l’agevolazione tenendo il più possibile i conti in ordine e, quindi, prima o poi, riducendo la spesa (o quanto meno non aumentandola).
Per quel che riguarda il collegamento tra la scelta del governo e le elezioni, è assai ingenuo stupirsi, visto che tutti i governi democratici di tutti i paesi del mondo questo tendono a fare alla fine della legislatura. Non è il massimo, certo, ma è il caso di ricordare, a fronte di tutto ciò, tanto più in una situazione in cui il tributo per ora sospeso è palesemente iniquo, le parole di Milton Friedman: “Sono a favore del taglio delle tasse, in qualunque circostanza, con qualunque pretesto, per qualunque ragione, ogni volta che sia possibile”.
Andrea Giovanardi
professore ordinario di diritto tributario, Università di Trento