Più di 20 milioni di italiani non pagano le tasse, dice l'analisi di Itinerari previdenziali

Su 42 milioni di contribuenti quelli che versano effettivamente sono poco più di 34,1. "Numeri più vicini a quelli di un paese povero che di uno stato membro del G7, e che parrebbero oltretutto poco veritieri se relazionati a consumi e abitudini di spesa degli italiani", dice il presidente Brambilla

24 SET 26
Ultimo aggiornamento: 12:15
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In Italia ci sono 42milioni di contribuenti su 58 milioni di abitanti ma quelli che versano effettivamente sono poco più di 34,1 milioni. Dunque, oltre 24 milioni di italiani non versano un euro. È quanto emerge dal Report di Itinerari previdenziali sulle dichiarazioni dei redditi 2024, presentato questa mattina al Cnel nel corso di un convegno promosso in collaborazione con Cida-Confederazione italiana alti dirigenti e professionalità. Dall'analisi si nota che il totale dei redditi prodotti nel 2024 ammonta a 1.076 miliardi di euro (1.028 nel 2023), con una crescita annuale del 4,73 per cento (5,9 per cento tra i redditi 2023 e 2022), più alta rispetto a quella del pil nominale, cresciuto nel 2024 del 2,85 per cento. Il reddito imponibile si attesta a 1.013 miliardi, e su questo imponibile è stata calcolata un'imposta lorda Irpef per il 2024 di 272,23 miliardi. 
Un conto che a pagare sono però i "soliti noti": nonostante aumentino sia i dichiaranti, (vale a dire 42.837.963 persone che hanno presentano una dichiarazione dei redditi), sia i versanti, (34.105.072 soggetti che hanno effettivamente corrisposto almeno 1 euro di Irpef), il carico fiscale del paese continua a gravare sulle spalle di quei circa 8 milioni di contribuenti che dichiarano 35mila euro lordi l'anno – all'incirca 2mila euro netti al mese – e versano il 65 per cento di tutta l'Imposta sui redditi delle persone fisiche. Sul versante opposto, sono circa 24,8 milioni gli italiani che non dichiarano redditi, corrispondendo poco o nulla delle imposte dirette necessarie, tra le altre cose, a sostenere i costi del nostro welfare.

Il paradosso: "Numeri da paese povero ma consumi da G7"

Per Itinerari previdenziali, nei primi tre scaglioni di reddito (fino a 20 mila euro annui) ci sono il 47 per cento dei contribuenti, quindi poco meno di 20,2 milioni di contribuenti che versano in media il 5 per cento dell'Irpef totale. Se si guarda invece alla parte con i redditi più alti emerge che coloro che dichiarano almeno 200 mila euro sono lo 0,3 per cento dei contribuenti e versano quasi il 10 per cento del totale. Con oltre 100 mila euro di redditi dichiarati ci sono l'1,75 per cento dei contribuenti (745.615 persone) che pagano il 22,25 per cento dell'Irpef.
In Italia a dichiarare 300 mila euro lordi l'anno (circa 155mila euro al netto di imposte, contributi e oneri indeducibili) sono solo 58.700 cittadini, lo 0,1 per cento della popolazione italiana. Nel complesso, questa fascia di contribuenti versa il 6,49 per cento di tutta l'Irpef, per un valore di 14,03 miliardi e un importo pro capite di 238.006 euro. Tra 200 e 300mila euro di reddito si colloca lo 0,21 per cento dei contribuenti, 89.558 persone che pagano il 3,63 per cento dell'Irpef, e tra 100mila e 200mila euro altri 597.357 versanti, che versano 26,2 miliardi di euro, pari al 12,14 per cento del totale. Complessivamente, dunque, questi tre scaglioni di reddito (cui corrispondono 745.615 persone, l'1,75 per cento dei contribuenti/versanti)  pagano il 22,25 per cento dell'Irpef. "Soggetti che, pur dando con le loro imposte un contributo fondamentale al paese, sono sostanzialmente trascurati da ogni proposta di sindacati e politica, e anzi spesso 'minacciati' di ulteriori imposte o tagli, come la patrimoniale", si legge nel report, sottolineando il paradosso fiscale. 
"L'Italia, unica nel suo genere, è del resto il paese della tripla (o forse anche più) progressività", ha commentato il professor Alberto Brambilla, Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali. "La prima riguarda il fatto che più un soggetto guadagna e più paga; la seconda, altrettanto legittima, è data dall'incremento dell'aliquota. La terza, invece, è una progressività che si potrebbe definire quasi 'occulta', perché mai evidenziata dai fautori della riduzione delle imposte, i quali di rado considerano che, all'aumentare del reddito diminuiscono fino a sparire del tutto deduzioni, bonus e sgravi, incentivando così implicitamente eventuali fenomeni di sotto-dichiarazione. Provocatoriamente verrebbe infatti da chiedersi: perché dichiarare quanto davvero si percepisce se questo significa rinunciare a possibili prestazioni sociali o altre agevolazioni (mense scolastiche, bonus trasporti e così via) da parte di Stato, Regioni e Comuni?".
Proseguendo nell'analisi per scaglioni di reddito, seguono poi 1,9 milioni di contribuenti che dichiarano redditi annui compresi tra 55mila a 100mila euro, i quali versano 39,75 miliardi di Irpef per un importo medio di 20.634 euro, e i dichiaranti tra 35mila e 55mila euro (5,33 milioni), che pagano 52,6 miliardi di imposta con un versamento medio di 9.815 euro. "Numeri più vicini a quelli di un paese povero che di uno stato membro del G7, e che parrebbero oltretutto poco veritieri se relazionati a consumi e abitudini di spesa degli italiani", ha spiegato il professore nel corso della presentazione. Esemplificativo, e appunto paradossale, il caso del gioco d'azzardo: "Nel 2025 la raccolta è ammontata a 165,3 miliardi, con entrate erariali pari a 11,4 miliardi; se si tiene conto anche del gioco illegale, i nostri concittadini (bambini compresi!) hanno speso circa 3.144 euro a testa, una cifra che vale più dell'imposta media versata da gran parte dei contribuenti italiani".