Economia
settori troppo strategici •
Meno concorrenza, più politica? Golden power, maneggiare con cura
Il potere crescente dell’Ue e il rischio esondazione dei governi, che prendono il sopravvento sull’economia. Un convegno nella suggestiva cornice delle cime del Brenta
24 SET 26

Foto ANSA
Madonna di Campiglio. Sarà perché le Dolomiti sono protette e non solo dall’Italia, ma dall’Unesco; sarà perché qui si sono scontrate Africa ed Eurasia (parliamo delle placche cento milioni di anni fa); sarà per il meraviglioso scenario dorato dal sole settembrino, ma non sembra poi così eccentrico discutere del Golden power in faccia alle cime del Brenta, come si è fatto nel convegno organizzato dall’Osservatorio fondato e diretto da Michele Carpagnano. Il tema sembra da iniziati invece è diventato centrale nel momento in cui si è adottata anche in Europa la dottrina della sicurezza economica (gli Usa l’avevano introdotta già nel 1979, anche se il lungo ciclo della globalizzazione l’aveva lasciata in un angolo). L’Italia per molti aspetti ha anticipato il cambiamento dei tempi. E anno dopo anno pressoché tutti i principali settori economici sono diventati strategici con il rischio di rendere questo potere del governo lo strumento di un nuovo nazional-protezionismo. Non si tratta di colmare le lacune o i “fallimenti” del mercato perché le serie di crisi che stiamo vivendo non nasce dal “turboliberismo”, ma delle scelte dei governi.
Nei paesi più industrializzati si è vista in questi sei-sette anni un’impennata dei controlli di vario genere sugli investimenti esteri (non tutti hanno il Golden power), il balzo italiano, però, è davvero impressionante e lo mostrano i grafici dell’Ocse, commentati da Carmine Di Noia, direttore Affari finanziari e dell’impresa. Con casi clamorosi come il veto all’offerta di Unicredit su Bpm (due banche italiane), la governance della Pirelli, il controllo della Tim. Nella sua impostazione originaria del 2012 il Golden power contemplava solo difesa e sicurezza nazionale, comunicazioni, trasporti ed energia. Già prima del Covid-19 il regolamento estende l’ambito alle biotecnologie, all’agroalimentare, alla finanza. La pandemia introduce una disciplina applicabile anche alle operazioni interne all’Unione europea; definita transitoria, diventa permanente. E’ un crescendo rossiniano, le richieste di notifica si sono moltiplicate fino alle attuali 1.080. Ciò non significa che il potere straordinario sia stato sempre esercitato, per fortuna ha riguardato solo il 6 per cento dei casi. Ma è stato come aprire il vaso di Pandora. Non solo, l’imposizione di condizioni è sottoposta a un’attività che comporta un controllo durevole da parte del potere pubblico, tanto più pervasivo se si considera che la presidenza del Consiglio può avvalersi dei poteri ispettivi e di indagine della Guardia di Finanza.
Qual è stata la ricaduta sul sistema? La Banca d’Italia ha pubblicato a giugno uno studio sulle fusioni e acquisizioni aziendali. “Nei settori in cui l’obbligo di notifica non si è accompagnato all’esercizio effettivo dei poteri governativi, l’attività di M&A non è stata ostacolata – scrive –. Nei comparti in cui i poteri sono stati effettivamente esercitati si osserva invece un calo significativo ma temporaneo: tra il 2020 e il 2024 si stimano circa 350 operazioni in meno, un numero ampiamente superiore alle operazioni formalmente bloccate (13) o autorizzate con condizioni (120). L’impatto negativo è risultato statisticamente significativo nel biennio 2021-22, immediatamente successivo all’ampliamento della normativa. Il progressivo chiarimento dei confini operativi e delle prassi applicative ha contribuito a una normalizzazione. Nei settori coinvolti – tra i più produttivi e tecnologicamente avanzati – il Golden power ha quindi temporaneamente ostacolato i processi di razionalizzazione del sistema produttivo, che sono invece proseguiti nel resto dell’economia”.
Bisogna mettere ordine e scegliere una linea di condotta chiara e responsabile, che riduca il contraccolpo sulle imprese e sulla crescita. Anche perché nel frattempo è arrivato da Bruxelles il regolamento che rafforza il ruolo delle autorità europee nell’iter di approvazione delle operazioni, in particolare nel settore finanziario, senza dubbio il più delicato e controverso. L’ampliamento del ventaglio rende essenziale disciplinare l’attuazione dei poteri speciali e quanto meno coordinarla a livello comunitario, ha spiegato Damien Levie, consigliere per la Sicurezza economica della Commissione europea, nel suo discorso introduttivo. Il 2027 sarà l’anno chiave, particolarmente difficile perché si vota in Italia, Francia, Spagna, Polonia e Grecia.
Per il Golden power arriva l’esame di maturità, sottolinea Carpagnano. Maneggiare con cura potrebbe essere il filo conduttore di una discussione che ha impegnato Renato Loiero, consigliere di Giorgia Meloni, Carlo Deodato, segretario generale di Palazzo Chigi, Roberto Chieppa e Roberto Garofoli del Consiglio di stato, Serena Stella, vicesegretario dell’Antitrust, Carlo Comporti, commissario Consob, Daniele Calisti della Commissione europea (dg Concorrenza), Giuseppe Catalano (segretario del cda alle Assicurazioni Generali), Giuseppe Antonuccio, responsabile del Golden power al ministero delle Imprese, Giuseppe Lillo, avvocato dello stato, Raffaele Giarda, Alessandra Battaglia, direttore legale, e Biagio Mazzotta, presidente della Fincantieri. Abbiamo citato solo alcuni nella fitta pattuglia di esperti. Il “metodo Madonna di Campiglio” non è rigido come quello più famoso della Chatham House, ma comunque si tratta di una discussione aperta e riservata; niente virgolette, ma temi, argomenti e anche qualche nome e cognome.
I rappresentanti delle autorità di controllo sul mercato sono preoccupati da una sovrapposizione di ruoli con il Golden power che tende ad assumere la posizione apicale, proprio grazie alla sua stretta dipendenza dal governo. Jerker Hellström, dell’ispettorato svedese per i prodotti strategici, ha spiegato che il suo governo mantiene un approccio più liberale affidando alle agenzie l’analisi e il giudizio su che cosa può violare le regole nazionali. Ma inutile negarlo, ovunque la politica ha preso il sopravvento sull’economia. I rischi sono chiari: soffocare la concorrenza, ostacolare la circolazione dei capitali (ancor più grave se dentro l’Ue, che vuole costruire un vero mercato unico), bloccare l’innovazione, innalzare barriere contro il libero scambio. La stessa vita delle imprese si sta trasformando: per dirla con una battuta, meno economisti e più generali nei consigli di amministrazione, questo riguarda non solo le aziende partecipate dai governi, ma quelle squisitamente private. Bisogna liberarsi dell’acqua sporca, tuttavia nessuno vuol gettare anche il bambino il quale però va educato, istruito, fatto crescere nel rispetto di una economia sociale e di mercato, che difenda gli interessi strategici, ma non innalzi muri. E’ un po’ questo il succo del dibattito, sapendo che si tratta di una equazione oggi senza chiare soluzioni, tanto meno se alla “mano invisibile” si sostituisce la “volontà di potenza”.