Economia
Il dato •
Il grande rischio del debito: il mondo spende più in interessi che in AI
Il debito mondiale supera i 365 mila miliardi di dollari e rifinanziarlo costa sempre di più. L'Italia paga 87 miliardi di interessi, eppure si torna a parlare di scostamento
24 SET 26

Secondo le stime dell’Institute of International Finance (Iif), pubblicate ieri nel rapporto “Global debt monitor”, i governi dei paesi avanzati (tra cui l’Italia) hanno pagato nell’ultimo anno, solo per gli interessi sul debito, circa 3.500 miliardi di dollari: più di quanto tutto il mondo investa nell’AI (2.600 miliardi), nella Difesa (3.100 miliardi) o nell’energia (3.400 miliardi). L’Iif, che riunisce circa 400 istituzioni finanziarie di oltre 60 paesi, ha certificato inoltre che il debito globale ha superato i 365 mila miliardi di dollari. E seppur in rapporto al pil mondiale si sia registrata un calo di 25 punti percentuali dal picco del 2021, secondo l’Iif questo miglioramento è apparente e dovuto all’inflazione, che ha ridotto il valore reale del debito. “Tuttavia – avvertono gli analisti dell’istituto –, man mano che il debito viene rifinanziato a tassi più elevati, la crescita della spesa per interessi rispetto alle entrate e alla spesa pubblica sta progressivamente annullando tali benefici”. Di conseguenza, al rincaro dell’energia scatenato dalla guerra in medio oriente – che le banche centrali, dalla Bce alla Fed, hanno iniziato a contrastare alzando i tassi d’interesse – si aggiunge anche questa tensione.
Secondo l’Iif i costi medi di indebitamento dei paesi del G7 sono al livello più alto da metà 2008, mentre la loro spesa per il servizio del debito è quasi l’85 per cento in più di 18 anni fa. I rendimenti dei titoli di stato stanno raggiungendo cifre record. A metà settembre il Bund decennale tedesco ha toccato il 3,54 per cento, il massimo da quindici anni, mentre il Treasury americano è risalito ai livelli 2023. Il decennale giapponese è arrivato al 3 per cento, come non succedeva dal 1996.
L’Italia entra in questa fase di fuoco incrociato delle molteplici crisi con un debito pari al 136,7 per cenot del pil a fine 2025 che a luglio, secondo la Banca d’Italia, ha raggiunto quota 3.205 miliardi di euro (440 miliardi in più rispetto alla fine del 2022). Ogni anno il Tesoro colloca fra 350 e 365 miliardi di titoli a medio e lungo termine, in buona parte per rimborsare quelli in scadenza, ai tassi del momento. E di conseguenza la spesa per interessi cresce: sui dati Istat pubblicati martedì, nel 2025 lo stato italiano ha pagato in interessi circa 87 miliardi (+2 per cento), il 3,8 per cento del pil.
Il vicepremier Matteo Salvini ha chiesto “uno scostamentoda miliardi”. L’aspetto paradossale, come ha sottolineato su queste pagine l’ex ministro dell’Economia Giovanni Tria, è che la permanenza dell’Italia nella procedura d’infrazione rende più facile resistere alle richieste elettorali. Ieri alla Camera il ministro Giancarlo Giorgetti ha spiegato che prima delle scelte “andrà aggiornato il quadro di finanza pubblica con le previsioni macroeconomiche”. Di sicuro terrà in considerazione i rischi sul debito.