L'Ocse alza le stime sull'Italia, ma tutto dipende dal Golfo

Pil al più 0,9 per cento nel 2026, quasi il doppio di quanto previsto a giugno. Ma l'inflazione sale e l'economia mondiale rallenta

23 SET 26
Ultimo aggiornamento: 09:18
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Nel quartier generale dell'Ocse a Parigi (Antoine Antoniol/Getty Images)

Di questi tempi, una revisione al rialzo non è poco. Nelle Prospettive economiche intermedie presentate oggi a Parigi, l'Ocse stima che il pil italiano cresca dello 0,9 per cento nel 2026. A giugno prevedeva lo 0,5: in tre mesi le stime sono salite di quattro punti decimali, e la crescita di quest'anno sarebbe quasi doppia rispetto a quella del 2025, anch'essa ferma allo 0,5. Per il 2027 la previsione resta invariata allo 0,6 per cento. La spinta, insomma, non sarebbe destinata a durare.
L'Italia resta comunque sotto la media dell'eurozona. Per l'area l'Ocse prevede un più uno per cento sia quest'anno sia il prossimo, sostenuto dalla normalizzazione dei prezzi energetici e dalla spesa per la difesa. Il quadro globale è in frenata: il pil mondiale scende dal 3,4 per cento del 2025 al 2,9 del 2026, per poi risalire al 3 nel 2027. Gli Stati Uniti si fermano al 2,2 per cento, perché gli investimenti nell'intelligenza artificiale compensano solo in parte il calo dei consumi e dei redditi reali. La Cina scende al 4,5.
Il rovescio della medaglia è l'inflazione. In Italia l'Ocse la vede al 3 per cento nel 2026 e al 2,6 nel 2027, quattro decimali sopra le stime di giugno. Pesano i prezzi dell'energia, tornati a salire con le interruzioni della produzione nel Golfo, i margini di raffinazione elevati e il rincaro di alcune materie prime agricole colpite dal meteo estremo. Il documento, intitolato “Resistete agli shock successivi”, lega l'intero scenario a una soluzione duratura del conflitto in medio oriente. Se i mercati energetici si normalizzano in fretta, i prezzi si raffreddano e la crescita tiene. Nuove interruzioni porterebbero, all'opposto, più inflazione e meno pil.
Rimangono due rischi. Il primo sono i tassi a lungo termine, in molte economie ai massimi da almeno quindici anni, spinti dai timori sui conti pubblici e dalle enormi emissioni di obbligazioni delle aziende dell'IA. Il secondo è il protezionismo americano: secondo l'Ocse, i nuovi dazi bilaterali in vigore da luglio hanno alzato di circa un punto l'aliquota media effettiva degli Stati Uniti. Per un paese che cresce poco e ha un debito alto, non sono dettagli.