La Polonia ha perso 400 milioni per comprare petrolio venezuelano in cripto. Tra il grave e il grottesco

Tusk e il Financial Times: "Uno dei peggiori scandali della storia del paese". Nel 2023 il ramo svizzero del colosso energetico statale Orlen doveva diversificare dal greggio russo e cercò di sfruttare sei mesi di sospensioni delle sanzioni sul Venezuela, che accettava solo Usdt

16 SET 26
Ultimo aggiornamento: 11:25
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“Una vergogna, davanti al mondo intero”. Il premier polacco Donald Tusk ha reagito così ieri, prima di una riunione del governo, all’inchesta del Financial Times che ha ricostruito i dettagli di “uno dei più grandi scandali nella storia del paese” – come lo hanno definito sia il giornale sia il primo ministro. Il caso, noto dal 2024, riguarda il grottesco tentantivo da parte del colosso energetico polacco controllato dallo stato, Orlen, che nel 2023 avrebbe perso secondo la procura di Varsavia centinaia di milioni di dollari (1,6 miliardi di zloty, la valuta nazionale) nel tentativo di comprare petrolio venezuelano nel 2023 in criptovalute. Una storia che lo stesso Tusk, ieri, mentre chiedeva al procuratore generale di Varsavia un’informativa urgente, ha riassunto così: “Ci sono affari sporchi sul petrolio, le criptovalute e strani intermediari: un palestinese, un cinese e un venezuelano. Poi il trasferimento di somme gigantesche senza alcuna garanzia di ottenere prodotti petrolifero e, di fatto, zero carburante”.
L’articolo dell’Ft, di Paul Caruana Galizia, è riuscito a ricostruire come l’azienda si sia invischiata in un affare tanto grottesco quanto grave, che venne alla luce solo quando la stessa Orlen mese a bilancio l’enorme perdita nel 2024 (era l’anno dopo il passaggio di governo dall’estrema destra di Mateusz Morawiecki del partito PiS al centrodestra di Tusk, il quale cambiò i vertici di Orlen e Ots).
La storia partì così: nell’ottobre del 2023, un anno e mezzo dopo l’invasione russa dell’Ucraina, la Casa Bianca sospese per sei mesi le sanzioni che tenevano la compagnia petrolifera di stato venezuelana Pdvsa fuori dai circuti bancari internazionali. Così si aprì una finestra per comprare, legalmente, il greggio venezulano a prezzi molto convenienti. La Polonia tramite il suo colosso energetico diretto da Daniel Obajtek, del Pis, aveva creato nel 2022 in Svizzera la Orlen Trading Switzerland (Ots), il nuovo braccio aziendale a cui erano stati assegnati 600 milioni di dollari e un mandato: dirversificare dal greggio russo. Per la Ots questa era un’opportunità: l’operazione avrebbe dovuto fruttare all’azienda guadagni tra i 25 e i 30 milioni di dollari. Da qui in poi la storia ha del surreale.
Praticamente il ceo di Ots, Samer Awad (il “palestinese” di cui parla Tusk), si rivolse ad Alex Tse, un allora venticinquenne oil trader con esperienza a Honk Kong, il quale aveva fondato da un paio di anni una società di intermediazione – chiamata Hannon – con sede a Dubai. I due, che già avevano fatto affari, si incontrarono su uno yacht ad Abu Dhabi in occasione del gp di Formula 1 del 26 novembre 2023. Pochi giorni dopo, il 29 novembre, l’Ots firmò con Hannon un contratto per comprare 6 milioni di barili dal venezuela di qualità Merey 16 per un prezzo totale di 345 milioni di dollari, con due terzi del pagamento come anticipo immediato (230 milioni, che furono inviati già cinque giorno dopo la firma).
Quel contratto, paradossalmente, non menzionava le cripto (né Pdvsa). E in quei mesi Pdvsa continuò a richiedere pagamenti anticipati in Tether (Usdt), una stablecoin in blockchain – intracciabile. Così ora Hannon doveva procurarsi sia quel greggio sia le cripto (ciò costò decine di milioni di commissioni). Orlen mandò tre petroliere in Venezuela già a dicembre, che iniziarono ad apsettare fino a che il conto tra noli e spese navali salì a 72 milioni di dollari. A gennaio il fondatore di Hannon volò a Caracas e, secondo quanto ha raccontato all’FT, un suo collaboratore consegnò a un uomo, che diceva di poter procurare il petrolio, due chiavette Usb per accedere rispettivamente a 60 e 50 milioni di dollari in Usdt, e poi altre due con 11 milioni l’una a un secondo intermediario con lo stesso compito. Entrambi sparirono e Orlen interruppe a marzo 2024 il contratto con Hannon.
Il 7 agosto la procura di Varsavia ha chiesto il processo per tre ex manager di Orlen e Ots per un danno di 378 milioni di dollari. Obajtek, oggi eurodeputato del PiS, accusa i suoi successori in Orlen di avere interrotto troppo presto l’operazione, ma l’azienda ha detto che Hannon aveva ormai mancato tutte le scadenze. La controversia con la società di Dubai è però in arbitrato, e Orlen sta ancora cercando di recuperare almeno quei 230 milioni anticipati.