Privatizzare la Rai sarebbe un boomerang, dice Mediobanca

Per in piazzetta Cuccia mancherebbe il consenso politico per la privatizzazione, che sarebbe difficilmente compatibile con i 12 mila dipendenti in organico. In un mercato dominato dalle piattaforme globali vogliamo comprimere ulteriormente lo spazio di Viale Mazzini?

15 SET 26
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Foto ANSA

L’avanzata dello streaming e la difesa della Rai. Il report che l’Area studi di Mediobanca ha dedicato al settore Media ed Entertainment, pubblicato ieri, offre uno scenario di business e una chicca. La tendenza principale del mercato mondiale è il successo delle trasmissioni in streaming: i ricavi da abbonamenti video on demand rappresentano il 22 per cento del giro d’affari complessivo del 2025 e registrano l’incremento più consistente tra le principali linee di business. Lasciando dietro pubblicità, pay tv tradizionale e produzione/distribuzione di contenuti, tutti in contrazione da quattro a due punti. La base utenti delle piattaforme streaming è cresciuta ancora nel 2025 del 6 per cento, dopo performance ancora migliori negli anni precedenti. La leadership globale tocca a Netflix con oltre 300 milioni di abbonati pari al 27,7 per cento del mercato. Seguono Amazon Prime Video con 200 milioni di utenti e Walt Disney poco sotto.
L’industria dell’entertainment sta vivendo una fase di consolidamento. Dopo l’acquisizione di Paramount da parte di Skydance, il completamento dell’operazione Canal+/MultiChoice e il rafforzamento di Mfe in ProSiebenSat 1, il 2026 si caratterizza per ulteriori operazioni straordinarie promosse da Paramount Skydance e Fox in direzione, rispettivamente, di Warner Bros, Discovery e Roku. Operazioni, annotano i ricercatori di Mediobanca, che dimostrano la ricerca di economie di scala, l’esigenza di rafforzarsi nello streaming e il ruolo sempre più centrale delle piattaforme digitali. Nell’attesa però l’Ebit margin medio dei principali operatori internazionali è salito al 14,3 per cento (+0,7 sull’anno precedente) e la regina è sempre Netflix.
E in Italia? Il mercato continua a essere fortemente concentrato: Rai, Sky e Mediaset fanno assieme il 63 per cento dei ricavi totali, anche se subiscono l’espansione delle piattaforme (nel 2022 era il 68 per cento). L’Ebit margin medio è tornato positivo dopo i cali degli anni precedenti. E qui siamo alla chicca contenuta nel report: l’analisi della Rai. Tra i servizi pubblici europei l’Italia mantiene una scala contenuta (2,8 miliardi) “ma si caratterizza per un livello di contribuzione a carico degli utenti inferiore alla media europea” e “una struttura dei ricavi più equilibrata tra pubblicità e risorse pubbliche”. Sul fronte della redditività la Rai continua a distinguersi tra i principali paesi europei e con il canone annuo di 90 euro “presenta il prelievo unitario più contenuto tra i principali paesi europei”. Al punto che gli analisti di Mediobanca raccomandano “il tema dell’adeguamento dei criteri su cui poggia il finanziamento del servizio pubblico”. In questo scenario, prosegue il report, “la questione non è se finanziare o meno il servizio pubblico ma come garantirgli risorse adeguate, stabili e prevedibili affinché continui a perseguire le proprie finalità di interesse generale, assicurando un’informazione indipendente e pluralista, promuovendo la cultura e rafforzando la coesione sociale”. In un contesto caratterizzato dalla crescente globalizzazione dei mercati e dall’affermazione delle piattaforme digitali, il ruolo alternativo della Rai è considerato decisivo.
Chi si poteva legittimamente attendere che da Mediobanca per tradizioni e cultura economica potesse arrivare un appello alla privatizzazione della Rai (che è riecheggiato negli ambienti lib in queste settimane di polemiche su “Report”) rimarrà deluso dalla lettura del report. Non ci sono le condizioni per la privatizzazione in primo luogo perché mancherebbe il consenso politico ma anche perché difficilmente compatibile con i 12 mila dipendenti in organico. La Rai è inoltre uno dei soggetti che finanziano le produzioni locali e le serie tv italiane e la fine del servizio pubblico avrebbe conseguenze disastrose sulla filiera sottostante. Entrambi questi fattori (l’organico e il finanziamento a valle) però non hanno impedito finora a Viale Mazzini di avere buoni margini operativi. Ma la considerazione di fondo che porta Mediobanca a difendere il servizio pubblico italiano è un’altra: in un mercato dominato dalle piattaforme globali, americane e digitali, vogliamo forse comprimere ulteriormente lo spazio della Rai? E’ questo che vuole l’Italia e che vuole la Ue?, si chiedono in piazzetta Cuccia.