Economia
L'analisi •
Uno choc dopo l’altro: la Bce alza i tassi per fermare il contagio
Lo staff presenta gli scenari alternativi - “milder” (più mite), "adverse" (avverso), e "severe" (grave) - e Lagarde avverte: "Scelta valida per ogni situazione. Vogliamo impedire che i maggiori prezzi dell’energia si trasmettano al resto dell’economia"

L’economia europea sta resistendo meglio del previsto alla moltitudine di crisi che la stanno attraversando. Ma se già a giugno si era deciso di alzare i tassi mentre venivano tagliate le previsioni di crescita, ieri non si è esistato ad aumentatarli dopo aver visto al rialzo le stime sul pil dell’Eurozona. L’inflazione, che è già salita ad agosto al 3,3 per cento dal 2,9 di luglio, il livello più alto dal settembre 2023, “è destinata a rimanere ben al di sopra dell’obiettivo del 2 per cento per un periodo prolungato” ha spiegato la presidente della Banca centrale Christine Lagarde. Così durante la sua riunione di settembre la Bce, riunita in occasione speciale a Berlino ospite della Bundesbank, ha alzato all’unanimità i tre tassi di riferimento di 25 punti base: il tasso sui depositi sale al 2,50 per cento, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65 e quello sui prestiti marginali al 2,90.
Come ha spiegato ieri in conferenza stampa Lagarde (accanto a lei c’era appunto il presidente della Banca centrale tedesca, Joachim Nagel, che tra tante preoccupazioni dei banchieri centrali non ha nascosto quelle per le conseguenze economiche e sociali dell’ascesa di partiti estremisti come Afd), “siamo vivendo uno choc dopo l’altro”: la guerra in Ucraina; l’incertezza economica; la guerra in medio oriente che gli analisti non vedono risolversi prima del 2027 fino ai rischi sui prezzi dei beni alimentari causati da eventi metereologici come El Niño (ad agosto il capo economista della Bce Philip Lane aveva avvertito: “L’inflazione alimentare guiderà l’indice complessivo nel 2027”).
Contemporaneamente, il pil secondo gli esperti della Bce è cresciuto più delle attese nel secondo trimestre di qust’anno e, grazie alle dinamiche positive consumi delle famiglie, un aumento della spesa pubblica per difesa e infrastrutture (specie in Germania), e gli investimenti legati all’AI, la crescita attesa per l’Eurozona sale nelle previsioni degli economisti della Bce dallo 0,8 allo 0,9 per cento quest’anno, e dall’1,2 all’1,4 per cento nel 2027.
Ma se la Bce alza i tassi mentre migliorano le previsioni di crescita, dunque, il rischio che si vuole contenere è che il rincaro dell’energia si diffonda sugli altri prezzi e provochi un’inflazione perdurante. Secondo la Bce, l’inflazione di fondo (al netto degli alimentari e dell’energia, più volatili nei prezzi) toccherebbe il 2,8 per cento già all’inizio del 2027. L’inflazione stimata resta però al 3 per cento quest’anno, con un picco del 3,6 nell’ultimo trimestre, e sale dal 2,3 al 2,5 per cento nel 2027 e dal 2 al 2,1 nel 2028. La Bce colloca così un ritorno al target solo verso la fine del 2027.
E sebbene l’indice complessivo possa migliorare, il rischio più grande è invece quello di una propagazione del rincaro dei prezzi fino alla sua persistenza nell’economia. Il rialzo dei tassi di ieri va infatti letto anche come un intervento – reso certamente più digeribile dalle attese di un’economia più solida – contro questo rischio, ossia per “impedire che i maggiori prezzi dell’energia si trasmettano al resto dell’economia”, ha sottolineato la presidente della Bce-.
Come a giugno, a giustificare la decisione ci sono anche i tre scenari alternativi che accompagnano le proiezioni. Nello scenario “milder” (più mite), con il petrolio a 76 dollari e il gas a 50 euro per MWh nel quarto trimestre del 2026, l’inflazione scenderebbe all’1,9 per cento già nel 2027. In quello “adverse” (avverso), barile a 99 dollari e gas a 77 euro, resterebbe al 3,2 per cento nel 2027 e la crescita dell’Eurozona frenerebbe all’1,1 per cento. In quello “severe” (grave), con il petrolio a 132 dollari e il gas a 130 euro, l’inflazione arriverebbe al 5,4 per cento nel 2027 e la crescita si fermerebbe allo 0,4 per cento.
Sul futuro, Francoforte ripete di non impegnarsi su un percorso predefinito e di decidere riunione per riunione. Per Oliver Rakau, chief Germany economist di Oxford Economics, questa impostazione, “insieme all’incertezza che circonda la situazione geopolitica”, rende “un ulteriore rialzo dei tassi più probabile a dicembre, quando saranno pubblicate le proiezioni aggiornate dello staff, che a ottobre”.