Economia
Cauto ottimismo •
La produzione industriale italiana sorprende i catastrofisti
I dati Istat indicano un +0,7 per cento, largamente superiore alle previsioni di inizio anno. Crescono tutti i raggruppamenti industriali, esclusa l'energia. Ma c'è anche chi resta scettico
11 SET 26

Foto ANSA
Più zero sette per cento in un solo mese. La produzione industriale italiana, refrain per mesi di tutti i discorsi catastrofisti dei politici da talk show, ha deciso a luglio di lasciare con il naso all’insù analisti ed economisti. I più confidenti stimavano tre decimi di incremento e invece il dato Istat ha scandito l’annuncio di una misura più che doppia. Lo stupore si spiega piuttosto semplicemente: dopo la pausa estiva stanno ricominciando al Mimit gli incontri per le grandi vertenze insolute che investono quello che resta della grande industria italiana. Quella relativa all’Ilva non ha ancora un suo percorso, mentre la vertenza dell’Electrolux si è addirittura incrudita con la richiesta svedese di rivedere gli accordi sui tempi di lavoro e la successiva convocazione da parte del sindacato di uno sciopero di 8 ore. Insomma guardando ai grandi complessi e all’aumento a macchia di leopardo delle ore di cassa integrazione ci si sarebbe potuto aspettare una produzione industriale ancora in calo. Non è stato così. E anno su anno, il cosiddetto tendenziale, l’indice è rimasto invariato. Operando una digressione politica vale la pena ricordare come domenica scorsa dal palco di Cernobbio il ministro Giancarlo Giorgetti avesse sbandierato una previsione per il pil 2026 dell’1 per cento, correggendo lo 0,6 della precedente e indubbiamente i dati della produzione industriale avvalorano la sua sortita. La sostanza è che il secondo trimestre è andato meglio del previsto e il terzo sembra rimanere nel solco.
Ma torniamo al dettaglio dei dati di ieri. Il rimbalzo congiunturale, come è stato definito, riguarda tutti i raggruppamenti principali di industrie con la sola eccezione dell’energia. Il recupero è significativamente marcato per i beni di consumo (+2,1 per cento mese su mese) ma copre anche i beni durevoli, che venivano da quasi un anno di performance negative. Complessivamente misurato il comparto manifatturiero è cresciuto in luglio un po’ meno (0,3 per cento) ma sono degni di segnalazione gli incrementi della farmaceutica (+5,4 per cento) e addirittura del disastrato tessile-abbigliamento (+3,1 per cento). In calo i settori energy intensive come la chimica e la gomma-plastica, mentre la produzione di mezzi di trasporto cala mese su mese ma resta in crescita anno su anno (+1,8 per cento). Il commento degli analisti di Ref Ricerche (che avevano anticipato la previsione dell’1 per cento fatta propria poi dal Mef e da Giorgetti) è cautamente ottimista. Fedele De Novellis sottolinea come nei mesi precedenti a sorreggere le sorti della produzione fossero i beni strumentali oggi siano invece quelli di consumo come farmaceutici e alimentari. “E’ terminata la fase di caduta e si è generata una stabilizzazione. E’ possibile che vista l’impasse su Hormuz e temendo la rottura delle catene di fornitura le imprese abbiano anticipato i tempi delle scelte. Poi va sottolineata la crescita dei mezzi di trasporto che in 7 mesi sono saliti dell’8,7 per cento, forse in virtù di un cambio di strategia di Stellantis”. In definitiva ci aspettavamo il peggio e invece la recessione non è atterrata e anche gli indicatori del clima di fiducia delle imprese riflettono questo sentiment.
Non è ugualmente ottimista il giudizio di Paolo Mameli, del dipartimento di ricerca di Intesa Sanpaolo, secondo il quale anche dopo il rimbalzo di luglio la produzione industriale resta in rotta per una stagnazione nel trimestre corrente. L’ampia volatilità tra giugno e luglio appare dovuta a effetti di calendario: il ponte della Festa della Repubblica ha pesato sulla variazione negativa di giugno e poi ha favorito il recupero di luglio. E comunque l’andamento della produzione industriale resta debole perché i settori ad alta intensità energetica non potranno non risentire della nuova fiammata dei prezzi dell’energia, il recupero registrato dal settore auto si sta rivelando di breve durata e il sostegno dato dalle scorte sta in parte venendo meno. La resilienza agli shock geopolitici ed energetici è stata per ora sorprendente ma gli effetti negativi potrebbero essere diluiti nel tempo e il livello della domanda di beni industriali sia interna sia estera non pare consentire un recupero, stavolta duraturo, dell’attività produttiva. Non contate quindi sull’industria, sostiene Mameli, ma sui servizi per accelerare il pil.