Intesa avanti tutta su Mps. E Siena resta nel brand del Monte

Il nome della città sembra destinato a rimanere nel futuro del gruppo bancario. Intanto Bpm e Generali hanno depositato i prospetti per le offerte, e Lovaglio punta a portarle avanti fino a dicembre

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Foto ANSA

“Siena e la Toscana avranno un ruolo importante”, ha detto il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, al termine dell’assemblea dei soci che ieri gli ha offerto sostegno praticamente unanime per l’opa su Mps. Parole volte a placare i timori di un territorio dove il futuro di Mps si è rivelato un tema sensibile sul piano sociale e politico, e che si agganciano alle dichiarazioni di Carlo Cimbri, ceo di Unipol, nella recente intervista al Sole 24 Ore: “Montepaschi sarà capofila”.
E’ ormai chiaro che c’è stato un ripensamento sulla cancellazione della parola “Siena” dal brand del nuovo gruppo bancario, come in un primo momento paventato da Intesa-Unipol. Se questo basterà a disinnescare la formazione di un campo “larghissimo” in Toscana, dove destra e sinistra si stanno sbracciando all’unisono per evitare lo “smembramento” di Mps, è da verificare. Ma intanto Intesa Sanpaolo ha segnato una tappa fondamentale nel percorso della sua offerta pubblica di acquisto e scambio sulla banca senese da 30 miliardi che dovrebbe partire entro dicembre. E’ presto per avere indicazioni ufficiali su quelle che sono state ieri le scelte dei singoli azionisti di Ca’ de Sass ma, considerati i risultati bulgari del voto assembleare, è evidente che hanno votato a favore anche grandi fondi come Blackrock, Vanguard e Norges, presenti simultaneamente nel capitale di Mps, che il 29 ottobre riunirà l’assemblea degli azionisti per valutare la doppia operazione su Banco Bpm e Banca Generali. Poi, certo, la storia della scalata di Mps a Mediobanca insegna che i fondi possono votare in maniera opportunistica, a seconda dell’assetto di capitale in cui si trovano. Inoltre, è proprio al mondo degli investitori istituzionali che l’ad del Monte, Luigi Lovaglio, si sta rivolgendo in queste settimane per ottenere l’approvazione alla duplice offerta che punta a contrastare l’iniziativa di Intesa Sanpaolo.
Mercoledì, in tarda serata, sono stati depositati alla Consob i due prospetti informativi relativi alle offerte di Mps su Banco Bpm e Banca Generali, annunciate al mercato in pieno agosto suscitando anche un certo stupore per l’intraprendenza della manovra. Ora l’idea di Lovaglio è di portarle avanti entrambe, facendole partire nella prima metà di dicembre per poi chiuderle a febbraio del nuovo anno. Ma per adesso si tratta solo di un piano sulla carta, che per diventare operativo deve liberarsi dei vincoli della passivity rule ed essere approvato dall’assemblea del 29 ottobre con i due terzi dei voti del capitale presente. Un test non facile anche per un banchiere pieno di sorprese come Lovaglio.
Come voterà il principale azionista Delfin, che detiene oltre il 17 per cento del capitale del Monte? Mentre il voto contrario di Caltagirone (10 per cento circa) è intuibile, la scelta di neutralità del Mef (4,8 per cento) è stata dichiarata (probabilmente non si presenterà in assemblea), c’è grande incertezza su come si muoverà la società della famiglia Del Vecchio e non è chiaro neanche quale sarà la posizione di Banco Bpm (3,7 per cento), che è parte in causa e dovrebbe votare su un’offerta su stessa (a quanto pare i pareri legali sono discordanti). Per questo, a fare la differenza all’assemblea del 29 ottobre saranno i fondi, che rappresentano il 45 per cento del capitale di Mps. In teoria, è anche possibile che Lovaglio ottenga dagli azionisti il via libera solo per una delle due operazioni considerato che saranno votate separatamente, come confermano fonti finanziarie.
Quella che al momento appare la più fattibile è Banca Generali, soprattutto dopo che Lovaglio e l’ad Gian Maria Mossa sono stati avvistati a pranzo insieme mercoledì in un ristorante di Milano (come anticipato da Mf). E considerato che l’ad di Generali, Philippe Donnet, si è già dichiarato disponibile a valutare la proposta di Mps che prevede uno scambio di quote con il Leone. Tale disponibilità, a quanto si apprende, resterebbe anche se venisse meno l’operazione su Banco Bpm che al momento appare quella più complessa da mettere in piedi, perché implica un accordo con il principale azionista della banca milanese, Crédit Agricole.
In definitiva, l’opas di Intesa parte con un vantaggio di un mese e mezzo ed è al momento l’unica che prevede un premio cash di 3,5 miliardi per gli azionisti di Mps (a fronte di un dividendo di 4 miliardi offerto da Lovaglio che punta a distribuire un pezzo della partecipazione del Monte in Generali).