In Francia cresce Mistral AI, ma si discute su come tassare chi innova

Chiuso un grande round di investimenti: l'azienda raddoppia di valore in un anno. Ma Zucman è sicuro che la sua patrimoniale, che rallenta l'innovazione, sarà adottata dopo le prossime presidenziale del 2027. La proposta-compromesso di Aghion

9 SET 26
Ultimo aggiornamento: 06:45
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Mistral, la società parigina che sviluppa modelli AI e che l’Europa considera la sua principale speranza nel settore, ieri ha annunciato di aver raccolto 3 miliardi di euro di capitale nel suo round di finanziamento di Serie D (la quarta serie di investimenti per le aziende già consolidate ma che puntano a un’ulteriore espansione).
A guidare l’operazione è stata la coreana Samsung, con il fondo americano Psg Equity, già azionista, e soprattutto lo Scaleup Europe Fund, cioè il fondo della Commissione europea con cui l’Ue ha investito in un campione tecnologico europeo tramite Eqt (una società d’investimento svedese che decide indipendentemente, senza singole approvazioni da Bruxelles, dove investire). Scaleup è infatti tra le risposte europee alle indicazioni del rapporto Draghi, che nel 2024 sottolineava come, data la difficoltà di raccogliere capitali in Europa, le aziende tech europee per crescere si spostano negli Stati Uniti, dove invece trovare finaziatori è molto più semplice.
Con quest’ultima raccolta Mistral vale ora più di 21 miliardi di euro, quasi il doppio dell’anno scorso (11,7 miliardi) di questi tempi, quando era diventata, a partire dagli stessi liberal-progressisti come il Nobel per l’economia Philippe Aghion, il principale esempio per mostrare i danni che può provocare all’innovazione francese, e quindi europea, la tassa Zucman: un’imposta annua del 2 per cento sui patrimoni oltre i 100 milioni, anche su chi possiede quote di un’azienda che non guadagna ancora un euro. Anche per le start up tech, quindi. La proposta è stata bocciata l’anno scorso dall’Assemblea nazionale, e con quella tassa forse Mistral non avrebbe raddoppiato il suo valore, perché per saldare i conti con lo stato, dato che l’anno scorso la società ancora non produceva un euro (nel 2026 dovrebbe fatturare un miliardo), il suo fondatore Arthur Mensch avrebbe dovuto vendere parte delle sue quote magari fuori dall’Ue, ai danni di tutta l’Europa. O cederle allo stato, come ha proposto l’ideatore della tassa, l’economista Gabriel Zucman: un esproprio.
Quest’anno il premier francese Sébastien Lecornu intende evitare il ritorno della Zucman tax nei dibattiti – lasciando la questione ai dibattiti tra i candidati alle elezioni presidenziali, che si terranno l’anno prossimo – e si sta concentrando sulla stabilità fiscale. Che per le difficili condizioni della Francia, vuol dire puntare a un deficit al 5 per cento. Ma per farlo bisognerà trovare un accordo politico, che nel 2025 non fu raggiunto: la Francia riuscì ad approvare il bilancio solo a febbraio del 2026, e iniziò l’anno imboccando la corsia d’emergenza della loi spéciale (una sorta di esercizio) .
Ma nonostante ciò, la patrimoniale sui super ricchi è destinata a diventare il convitato di pietra al voto del 2027. Zucman ne è sicuro. Ha dichiarato a La Croix che la tassa “finirà per essere adottata”. La sinistra, dal Partito socialista di Olivier Faure fino alla France insoumise di Jean-Luc Mélenchon, ne ha fatto una bandiera. Aghion, cercando di giocare d’anticipo sull’ideologia, ha proposto un compromesso sui grandi patrimoni: con altri economisti, il 31 agosto su Les Echos, ha rilanciato una proposta di sconti fiscali sulle successioni per chi conferisce volontariamente una parte dell’eredità alle fondazioni, scelte liberamente, che finanziano innovazione, ricerca e reindustrializzazione. Aghion lo chiama mécénat forcé, mecenatismo forzato.
Il ceo di Mistral, intanto, ha già chiarito dove andranno i 3 miliardi raccolti: ricera, chip e data center, per portare l’AI dentro le fabbriche europee, da Airbus ad Asml. Ma la singola storia di successo non elimina il problema di fondo: all’Europa manca una vera industria dell’AI. Lo ha sottolineato il ministro francese dell’Economia Roland Lescure: la sovranità europea nell’AI richiede un tessuto di imprese che non può dipendere solo da Mistral. Il fondo Scaleup da 5 miliardi di euro, annunciato da von der Leyen, non basta. Per competere con i giganti americani come Anthropic, che vale 965 miliardi di dollari e raccoglie in un round anche 60 miliardi, serve di più. Sarà per questo che Mario Draghi, deluso dai ritardi con cui si muove l’agenda delle riforme, ha lanciato il Gruppo del Reno, un think tank di economisti e startupper tech per rendere l’Europa un ecosistema favorevole all’innovazione.