Economia
Le mani su Ducati •
De Pascale blinda la Motor Valley emiliana: “No ai fondi speculativi”
Giammai l’azienda bolognese dovrà essere l’agnello sacrificale degli errori compiuti in questi anni dal management di Volkswagen. E il governatore e il vicepresidente Colla promettono “un muro da parte delle istituzioni”
9 SET 26

Foto Lapresse
L’Emilia Rossa difenderà con le unghie e con i denti la “sua” Ducati. Ormai sono settimane che come riflesso del drastico piano di ristrutturazione della Volkswagen (che prevede tagli per 100 mila posti di lavoro) si alternano indiscrezioni e smentite (l’ultima 48 ore fa) sulla vendita diretta o indiretta degli asset italiani del gruppo, la moto Ducati di Borgo Panigale a Bologna e la Lamborghini di S.Agata dei Goti. Negli ultimi giorni però si parla molto meno di Lamborghini (era ipotizzata una quotazione in Borsa) e le voci si sono appuntate sulla Ducati, considerata a Wolfsburg un’azienda facile da vendere sul mercato. Ma a Bologna non ci stanno. Il gruppo dirigente emiliano di matrice Pd alla testa degli enti locali non vuol nemmeno prendere in considerazione l’eventualità che i tedeschi si liberino del prestigioso marchio delle due ruote “per fare cassa”. Insomma giammai l’azienda bolognese dovrà essere l’agnello sacrificale degli errori compiuti in questi anni dal management di Wolfsburg. E siccome in caso di vendita l’ipotesi più probabile è che a farsi avanti siano dei fondi di private equity, dall’Emilia è partita la scomunica. “No ai fondi speculativi. Qualsiasi potenziale acquirente sia vagliato con grandissima attenzione da parte del governo italiano”, hanno detto all’unisono il presidente della regione, Michele De Pascale e il suo vice Vincenzo Colla. Ducati deve continuare a fare ciò che sa far bene e deve restare “un gioiello di qualità”. Sul cui corpo “non può essere fatta speculazione finanziaria”. Ora è chiaro che gli emiliani non sono degli sprovveduti che non hanno mai avuto a che fare con le multinazionali, anzi fanno vanto della loro legislazione attrattiva degli investimenti esteri. Ergo l’appello contro i fondi speculativi se non è un’assoluta novità, poco ci manca. Come si spiega? Sia De Pascale che Colla hanno della Ducati una stima senza limiti, la considerano un’icona del made in Italy, ne sottolineano a ripetizione gli straordinari successi sportivi, portano in palmo di mano l’amministratore delegato italiano Elio Domenicali e quindi temono qualsiasi novità che terremoti assieme le relazioni industriali collaborative tipiche del territorio e un indotto che potrebbe subire i contraccolpi di un passaggio di mano dell’azienda. Aggiungiamoci che la politica emiliana, più di ogni altra regione, ha fatto delle filiere produttive e del loro sviluppo quasi una religione e quindi vede la ristrutturazione della Volkswagen come un attentato all’integrità della loro Motor Valley.
In virtù anche di un credo politico di stampo socialdemocratico i De Pascale e i Colla considerano il modello emiliano, fatto di un’amministrazione interventista e di una società economica molto duttile, quasi come un portato di civiltà. Quindi chi tocca la Ducati tocca tutto il sistema e si deve reagire. Con una battuta potremmo dire che è una specie di articolo 5 della Nato applicato al territorio e ai motori. Nella realtà quotidiana non troviamo però solo luci. A causa del rallentamento del mercato la redditività della Ducati è scesa del 43 per cento nel ‘25, il fatturato si è ridotto a 925 milioni e la sfida contro l’avanzata delle moto asiatiche è di quelle che fanno tremare i polsi. L’attuale management dell’azienda giura di avere un piano industriale all’altezza della challenge (120 milioni di investimenti), di poterlo implementare senza bisogno di far ricorso alla casa madre tedesca e di voler fare persino nuove assunzioni (oggi i dipendenti sono 2 mila). Ed è proprio sulla difesa del piano industriale di Domenicali che De Pascale e Colla promettono “un muro da parte delle istituzioni”. Ciò che temono è l’arrivo di un fondo di private equity che persegua obiettivi di corto respiro mentre Ducati è parte del grande disegno motoristico emiliano che attraversa il tempo e prepara il futuro. Per evitare il peggio gli amministratori esigono di incontrare la dirigenza Volskwagen prima che prenda qualsiasi decisione anche per Lamborghini. “Vogliamo sapere tutta la verità”. Si rivolgono a Bruxelles che costringe la Ducati a subire i dazi cinesi e lascia che gli asiatici vendano liberamente in Europa. Sognano che la Motor Valley non sia solo un insieme di brand ma addirittura un soggetto di politica industriale. Del resto più di qualche ferrarista vedrebbe bene, in caso di vendita, una mossa di Maranello verso Lamborghini per conquistare la leadership incontrastata delle vetture esclusive.