Economia
Editoriali •
L’autogol di Uber. L’arrivo dei robotaxi spinge gli innovatori ad alzare muri
Per lungo tempo la compagnia di ride sharing ha fatto la guerra ai taxi (e viceversa) e non ha mai risparmiato attacchi, anche vigorosi, ai regolatori che ne ostacolavano l’accesso al mercato. Adesso stringe alleanze con i vecchi nemici per affrontare il nuovo concorrente. Luddismo pericoloso
8 SET 26

Foto Ansa
Nascere incendiari, morire pompieri: forse è il destino di tutti gli innovatori. Il loro successo deriva dalla capacità di sbaragliare chi c’era prima ma, una volta che lo hanno raggiunto, sono loro a diventare l’establishment. Ciò nonostante, fa una certa impressione vedere che oggi è Uber – uno dei più dinamici innovatori degli ultimi due decenni – a passare dall’altra parte della barricata. Per lungo tempo Uber ha fatto la guerra ai taxi (e viceversa) e non ha mai risparmiato attacchi, anche vigorosi, ai regolatori che ne ostacolavano l’accesso al mercato. Adesso la compagnia di ride sharing stringe invece alleanze con i vecchi nemici per affrontare il nuovo concorrente: i robotaxi.
Negli Stati Uniti, a livello locale e federale, l’azienda guidata da Dara Khosrowshahi si è schierata a favore di regole più stringenti sulla guida autonoma, anche in alleanza con i sindacati dei tassisti. La posizione può sembrare sorprendente, ma si spiega con la trasformazione del mercato: Uber non ha sviluppato una tecnologia autonoma proprietaria in grado di tenere il passo dei leader del settore, come Waymo, e ha scelto piuttosto di costruire una rete di partnership con le società che sviluppano i sistemi di guida autonoma. Non è, insomma, rimasta fuori dal mercato dei robotaxi: lo sta affrontando in modo diverso. Lo dimostrano le numerose partnership e gli investimenti nel settore, fino a quello nella Atoms del suo fondatore Travis Kalanick. Ma proprio per questo diventa interessante osservare come, mentre cerca di costruire il proprio ruolo nel nuovo mercato, Uber sostenga regole che possono rallentare l’ingresso dei concorrenti. La posizione, ha detto il presidente Andrew Macdonald, “può apparire ironica”. In verità, non c'è nulla da ridere e, per certi versi, neppure da stupirsi. E’ normale che gli incumbent di un mercato provino a difendere il proprio orticello. Ed è altrettanto normale che gli innovatori di oggi si diano da fare per spazzare via quelli che ieri lo erano e adesso non lo sono più. E’ il cerchio della vita. E del mercato.