Economia
L'analisi •
Il prezzo del gas tocca il picco da tre anni. Arriva un inverno difficile per l’ Europa
Marcelli Fabiani (Oxford Economics): “La debole domanda globale e il Gnl americano dovrebbero scongiurare picchi estremi”. Tabarelli (Nomisma energia): "L’unica consolazione è che siamo già stati temprati dalla crisi del 2022/23. 73 euro/MWh per il gas e poco più di 200 per il Pun sono ancora lontanissimi dai picchi di allora"

L’Europa sta per entrare di nuovo in un inverno molto difficile dal punto di vista energetico. Ieri il gas ha toccato il massimo da tre anni al Ttf di Amsterdam, il mercato di riferimento europeo: i contratti con consegna a ottobre hanno superato i 75 euro/MWh per poi scendere verso i 73 (l’anno scorso il prezzo medio in inverno si aggirava sui 35 euro). A spingere le quotazioni è stato il secondo round in tre giorni di attacchi americani contro l’Iran, che ha di nuovo allontanato la prospettiva della riapertura dello Stretto di Hormuz, da cui passava un quinto dell’offerta di Gnl mondiale fino al 28 febbraio. Ora, per il mercato, la speranza di una fine del conflitto entro Natale sembra fuori dai giochi, come hanno spiegato ieri gli esperti consultati dal Financial Times. In coerenza con l’andamento del gas, anche il Brent è tornato a salire (sopra i 94 dollari per barile) e il timore di un’inflazione persistente ha continuato a spingere i rendimenti dei titoli di stato delle economie più avanzate, ormai ai massimi da decenni.
Gli stoccaggi europei di gas intanto si aggirano attorno al del 65 per cento: l’Italia ha riempito i suoi depositi oltre l’82 per cento, ma la Germania è ferma intorno al 52 e il rischio di non raggiungere i target Ue dell’80 per Berlino è concreto. Davide Tabarelli, esperto dei mercati energetici e presidente di Nomisma energia, in riferimento al caso tedesco, dice al Foglio però che “sarebbe sbagliato chiamarla inefficienza. Con le scadenze lontane meno care, pochi vogliono correre il rischio di comprare oggi gas costoso che fra qualche mese potrebbe valere meno”.
Intanto l’Eurostat martedì ha registrato che l’inflazione dell’euro area è salita al 3,3 per cento ad agosto, spinta dai prezzi energetici (+14,3 per cento). Un aumento dei tassi di interesse alla riunione del Consiglio direttivo della Bce della prossima settimana è ormai dato per certo. “L’Italia con i suoi stoccaggi potrà aiutare il resto d’Europa, ma sotto il profilo dei prezzi contano poi i riferimenti europei – analizza Tabarelli – e chi è più a rischio è sempre chi ha il debito più grande, cioè l’Italia”.
Per Riccardo Marcelli Fabiani, che si occupa delle previsioni macroeconomiche per l’Eurozona a Oxford Economics, “l’impatto dell’aumento dei prezzi del gas sarà tutto sommato contenuto – dice al Foglio –. A differenza del 2022, la debole domanda globale di gas e le esportazioni statunitensi di Gnl dovrebbero scongiurare picchi estremi”. Poi aggiunge: “Seppur ciò causerà un rafforzamento delle pressioni inflazionistiche in Italia e nell’area euro, queste saranno in parte smorzate dal contesto economico”. E spiega: “La domanda interna resiste bene, ma non è esuberante, e lo stato del mercato del lavoro suggerisce un rallentamento graduale della crescita salariale. Questi fattori hanno un ruolo fondamentale nel determinare la persistenza e l’intensità delle pressioni inflazionistiche, mentre la componente energetica ha un ruolo limitato nel tempo in assenza di queste forze. E’ la grande differenza con il 2022, quando le economie erano fortemente sbilanciate a causa della forte crescita dovuta alla ripresa post Covid”. Per i prossimi mesi cosa vi aspettate? “Gli indicatori ad alta frequenza suggeriscono che le economie europee rimangono in buona salute, quindi è improbabile che assisteremo a una frenata significativa” risponde Marcelli Fabiani.
L’Italia resta però, tra le grandi economie europee, la più esposta all’aumento prezzo del gas: nel nostro paniere dei prezzi pesa il doppio rispetto media dell’area euro e i rincari arrivano in bolletta in pochi mesi, mentre in paesi come la Germania anche dopo un anno a causa di differenti modalità nei contratti di fornitura. Il Pun (il prezzo unico nazionale dell’elettricità a cui sono agganciate le bollette a prezzo variabile) ieri ha superato i 210 euro/MWh, anche qui al massimo da oltre tre anni. “L’unica consolazione è che siamo già stati temprati dalla crisi del 2022/23 – riflette Tabarelli – 73 euro/ MWh per il gas e poco più di 200 per il Pun sono ancora lontanissimi dai picchi di allora”, quando a causa prima dei tagli delle forniture da parte di Vladimir Putin e poi alle interruzioni dei flussi dopo la guerra in Ucraina, superarono i 300 euro/MWh per il Ttf e i 500 euro/MWh per il Pun.
Poi Tabarelli conclude: “I prezzi, tutto sommato, sono ancora bassi. Ma se lo Stretto di Hormu resta chiuso, 100 euro di gas, che vogliono dire 160 euro per l’elettricità, non sono un’ipotesi da escludere. E se dall’Asia o dalla Cina si rimettono a comprare gas i prezzi possono schizzare ancora di più”.