La zappa sui piedi degli extraprofitti

Togliere soldi a chi fa utili per sostenere chi è in perdita conduce al declino
27 AGO 26
Immagine di La zappa sui piedi degli extraprofitti

Foto Ansa

Ogni anno, in Italia, si parla di tasse sugli extraprofitti (o “contributi di solidarietà” che dir si voglia). Breve recap: nel 2022 il governo Draghi introdusse un prelievo su tutte le società energetiche e uno specifico sui produttori di energia rinnovabile; nel 2023 il governo Meloni aggiunse un’addizionale Ires sulle imprese energetiche; contemporaneamente, fu introdotta la tassa sugli extraprofitti bancari (con la possibilità per gli istituti di credito di evitarne il pagamento se rafforzavano le riserve); con l’ultima legge di Bilancio è stata aumentata l’Irap per tre anni su banche e assicurazioni; infine, il decreto Bollette alza l’Irap per le imprese energetiche. Nel frattempo, sono state proposte gabelle analoghe su imprese farmaceutiche, assicurazioni e sull’industria della difesa.
Ora si discute nuovamente di un tributo su energia e banche per la prossima manovra. Sebbene siano tecnicamente diversi, tutti questi balzelli hanno alcuni aspetti comuni: generalmente hanno un gettito inferiore a quello stimato; danno luogo a un lungo contenzioso; non intervengono sulle cause reali dei fenomeni che intendono affrontare. In particolare, non distinguono tra gli aumenti dei prezzi dovuti a squilibri strutturali (come nel caso dei carburanti) e quelli legati a condotte scorrette (che dovrebbero essere dimostrate e bloccate dall’Antitrust). Ma c’è un altro aspetto più generale: il presupposto delle imposte sugli extraprofitti – cioè che gli utili eccessivi vadano confiscati – è uguale e contrario a quello del salvataggio delle imprese decotte. Quest’ultima pratica, infatti, poggia sul principio secondo cui le perdite eccessive vadano condonate. Ma punire chi ha i conti in nero e sostenere chi li ha in rosso è precisamente la ragione per cui la dinamica della produttività in Italia è quella che è: invece di dare la caccia a chi fa profitti, dovremmo chiederci perché molte imprese non li fanno o hanno margini risicati. Togliendo gli utili a un’impresa di successo non se ne risana una claudicante: si azzoppa anche quella che, di per sé, andrebbe bene.