Economia
L'analisi •
La manovra si avvicina, le proposte folli sulle pensioni sono pronte
Bloccare l'aumento dell'età pensionabile pesa sulle generazioni future e il contributo per ogni nuovo nato può passare dai fondi esistenti, come succede in Trentino, senza affidarne uno nuovo all’Inps

In vista della sessione di bilancio, la Lega è già scesa in campo sul fronte delle pensioni, facendo circolare più o meno le solite proposte che – a dire dei suoi esponenti – dovrebbero “superare” la legge Fornero e restituire flessibilità al sistema. Le idee della Lega riguardano la possibilità di quiescenza a 64 anni e 41 di contributi versati, di estendere anche a quanti si trovano nel sistema misto ciò che è previsto nel contributivo (64 anni e 25 di versamenti) se si accetta la liquidazione del trattamento interamente col calcolo contributivo (non si capisce la sorte del requisito dell’adeguatezza). Sovrasta il tutto la richiesta di abolire l’indicizzazione dei requisiti rispetto all’incremento dell’aspettativa di vita che non garantisce soltanto un minimo di sostenibilità del sistema, ma che rimane il solo elemento di solidarietà con le nuove generazioni tenute a finanziare le pensioni di quelle precedenti.
Certo, non è facile abolire il meccanismo di indicizzazione biennale. E quindi è probabile che il governo proceda per gradi, essendo la legge di Bilancio operativa per il 2027, l’anno delle elezioni. Sembra assodato che si comincerà con la soppressione della norma introdotta nella legge di Bilancio 2026 riguardante l’incremento dell’età pensionabile di un mese nel 2027 e di ulteriori due l’anno successivo. E’ una richiesta condivisa anche dalla sinistra politica e sindacale e da settori della stessa maggioranza, nella pura logica del rinvio al governo che uscirà dalle prossime elezioni. Si dice che anche i cammini lunghi cominciano sempre con un primo passo: non solo in avanti, ma anche indietro.
Del resto gli “amici degli amici” hanno già cominciato a preparare il terreno diffondendo – sulla base dei dati Inps del primo semestre – la ferale notizia della riduzione (pare del 24 per cento sulla base della ricognizione provvisoria del 2 luglio) delle pensioni anticipate il cui numero è risultato inferiore a quella di vecchiaia. Per quanto riguarda le pensioni con decorrenza 2025 vi sono state: 283.720 pensioni di vecchiaia e 213.882 pensioni anticipate; con decorrenza nel primo semestre del 2026 sono state 132.039 di vecchiaia e 100.356 anticipate. Ma in un paese normale i lavoratori vanno in maggioranza in quiescenza all’età prevista per la vecchiaia. Laddove sono previsti trattamenti anticipati vi sono disincentivi economici e sono richiesti requisiti anagrafici e contributivi molto elevati. In Italia nello stock dei pensionamenti in vigore è prevalente l’anticipo per circa 2 milioni di trattamenti. Poi di solito non si considera il tempo durante il quale viene percepita la pensione. Le generazioni del baby boom, per come hanno percorso la carriera lavorativa, sono stati e sono in grado di accumulare l’anzianità contributiva che consente il pensionamento a prescindere dall’età anagrafica (42 anni e 10 mesi per gli uomini e un anno in meno per le donne) a un’età media alla decorrenza pari a 61,7 anni nel 2025 e a 61,4 nel 2026. Ciò significa che possono percepire il trattamento per molti anni a carico delle generazioni future, meno numerose e meno corredate di rapporti di lavoro stabili e continuativi.
Nel dibattito è emersa un’altra proposta del presidente dell’Inps Gabriele Fava, che rievoca una vecchia idea del suo predecessore Pasquale Tridico (M5s), e sostenuta dal ministro Marina Calderone. L’idea è quella di aprire in via automatica una posizione previdenziale a capitalizzazione per ogni nuovo nato. L’avvio del fondo avviene tramite un primo contributo pubblico versato dallo stato. In seguito, durante la minore età del beneficiario, il conto sarebbe alimentato attraverso versamenti volontari da parte di genitori e familiari. Infine, una volta entrato nel mondo del lavoro, sarebbe il titolare stesso a proseguire con i versamenti contributivi. A gestire l’operazione si è candidato l’Inps, dimenticando il fallimento di FondInps, il fondo a suo tempo incaricato di amministrare il tfr residuo. Nella normativa vigente è possibile iscrivere i figli a carico (ancorchè minorenni o neonati) a un fondo pensione. Il conto è intestato al figlio, mentre i genitori effettuano i versamenti e beneficiano dei vantaggi fiscali previsti. Se si vuole aggiungere un contributo pubblico per i minori ben venga. Non è necessario guardare alla nuova riforma di Merz in Germania, perché esiste già un modello italiano in Trentino Alto-Adige: il contributo regionale al minore per la previdenza complementare è affidato alla scelta di uno dei fondi pensione iscritti all’albo e vigilati dalla Covip. Non c’è alcun bisogno né vantaggio che a farlo sia lo stato con l’Inps. A ognuno il suo mestiere.