Fondi pensione per neonati, Calderone punta sull’Inps. Fornero frena

L'ex ministra del governo Monti: "Francamente, che sia l’Istituto a gestire i fondi mi lascia molto perplessa. L’idea è buona, ma se presentata male e realizzata peggio diventa diseducativa alle scelte di risparmio"

27 AGO 26
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Iniziare a costruirsi una pensione fin da neonati. E’ questa la proposta accennata dal presidente dell’Inps, Gabriele Fava, e poi fatta propria dalla ministra del Lavoro Marina Calderone, che vorrebbe portarla nella prossima manovra: “Le coperture si trovano”, ha detto al Corriere della Sera, “bastano piccoli importi”.
Secondo la proposta, ancora in fase embrionale, per ogni nuovo nato verrebbe aperto un conto con un piccolo contributo dello stato, poi alimentato volontariamente da genitori, nonni e, una volta adulto e occupato lavoro, direttamente dai beneficiario. Sarebbe un fondo a capitalizzazione: quei versamenti non pagherebbero le pensioni correnti, come nel sistema a ripartizione, ma sarebbero investiti e accumulati, con i rendimenti, sul conto personale. Anche la Germania da quest’estate si sta muovendo nella stessa direzione. Il 12 agosto il governo di Friedrich Merz ha approvato il disegno di legge che prevede un contributo statale di 10 euro al mese per ogni bambino dai 6 ai 18 anni, investiti sui mercati, intoccabili fino alla pensione, con tetto ai costi dell’1 per cento.
“Credo che l’Inps possa occuparsi della gestione, del monitoraggio e della rendicontazione”, ha affermato Calderone. L’idea di affidare all’Inps un fondo a capitalizzazione non è di certo nuova. Nel 2020, poco prima che fu soppresso FondInps – di cui Covip ne aveva rilevato le fragilità , data la sua inefficienza organizzativa e i risultati deludenti (dal 2009 al 2018 rese il 15,98 per cento contro il 23,58 che gli stessi soldi avrebbero reso se lasciati in azienda, e il 93 per cento del portafoglio in titoli di stato italiani) –, l’ex presidente dell’Inps e ora deputato europeo del M5s Pasquale Tridico lanciò l’idea di un nuovo e più grande fondo di previdenza complementare gestito sempre dall’istituto previdenziale.
L’idea è positiva ma c’è dissenso su chi dovrà gestire il denaro: “Francamente, che sia l’Inps a gestire i fondi mi lascia molto perplessa – dica al Foglio Elsa Fornero, economista esperta di previdenza ed ex ministro del governo Monti –. In generale, su questo tipo di proposta di un fondo per bambini e neonati c’è un coro favorevole e io non mi dissocio. L’idea è buona, perché insegna quanto sia importante risparmiare per la previdenza fin dalla nascita. Ma l’Inps deve fare il suo mestiere, che oggi svolge complessivamente bene, e ha fin troppi compiti”. Sulla gestione aggiunge degli investimenti, l’idea di Fornero è che “potrebbe invece essere privata, trasparente e controllata dalla Covip, all’interno delle regole europee e italiane, che sono complessivamente molto buone e vigilate dall’Eiopa, l’autorità europea, e la Covip”. Come le regole ispirate al principio della persona prudente: portafogli diversificati e rischio più alto solo se l’orizzonte è lungo.
“In ogni caso, per un fondo del genere ci sono altri caveat – prosegue Fornero – ogni nuova spesa va confrontata con altre priorità, come gli asili nido, su cui siamo carenti. E non può essere una cosa obbligatoria, perché l’aliquota di risparmio per la pensione è già alta. E tutto va ancora regolato: si può chiudere? Come sarà tassato? I nonni potranno dedurre i regali? L’idea è buona, ma se presentata male e realizzata peggio diventa diseducativa alle scelte di risparmio. Il rischio è che se ne parli come se fosse già all’opera: mi immagino il ministro Giorgetti alle prese con i conti. I politici hanno la tendenza a presentarsi con un paniere di realizzazioni, ma in realtà a noi mancano risorse finanziarie”.
Poi l’ex ministra avverte: “Ogni volta che c’è una legge finanziaria il governo di turno è alla ricerca di un tesoretto, come se ci fossero soldi inoperosi in attesa delle aspirazioni di spesa dei politici. E quando si mettono da parte i fondi pensione c’è sempre un governo che dice ‘utilizziamoli, poi li integreremo’: ma chissà quando lo faranno”.
L’economista esclude poi quote obbligatorie per le piccole imprese: “Queste devono attrarre capitali perché sono competitive e innovative, non perché qualcuno obbliga i risparmiatori”. Restano da decidere tassazione, deducibilità, anticipi, libertà di uscita e destino del conto per chi si trasferisce all’estero.
Ma il punto decisivo per la sostenibilità del sistema pensionistico, secondo Fornero, è il lavoro: “Se non migliorano l’occupazione e la produttività, avremo sempre pensioni basse e problemi a finanziarle”. Gli inattivi, un terzo degli italiani in età da lavoro secondo l’Istat, “fanno parte del problema di un mercato del lavoro che non riesce ad attivare le persone. Quindi niente illusioni. Discutiamo seriamente anche di un libretto pensionistico per i neonati. Ma seriamente, per favore”.