Economia
l'intervista •
“Tassare gli extraprofitti non risolve niente”, dice Boscaini (Confindustria)
Schlein e il Ps invocano la stretta fiscale sulle big del petrolio, dicendo basta soluzioni tampone. “Ma questa è una soluzione tampone”, ribatte il confindustriale. “E il nucleare, invece? Le nostre imprese hanno bisogno di ritrovare competitività energetica”
25 AGO 26

Foto ANSA
Un argine su chi lucra sulla crisi energetica: la tassazione degli extraprofitti si potrebbe riassumere così? “Non sono favorevole, né contrario a questo provvedimento”, dice al Foglio Raffaele Boscaini, presidente di Confindustria Veneto. “È legittimo interrogarsi sulla natura di questi proventi. Attenzione però a identificarli correttamente. E a non perdere di vista l’agenda sull’energia che potrebbe davvero rilanciare il nostro Paese”. In queste ore l’iniziativa è invocata a gran voce soprattutto da Elly Schlein: basta soluzioni tampone, avverte la segretaria del Pd incalzando soprattutto il governo Meloni. “Ma questa è una soluzione tampone, checché se ne dica. Qualcosa di puramente emergenziale. Se l’obiettivo di breve periodo è alleggerire le bollette degli italiani, va bene. Se gli extraprofitti invece diventano il pretesto per piantare una bandierina politica per distogliere gli sforzi da manovre di lungo periodo più complesse, allora diventa un problema”.
Partiamo dall’ordine del giorno. Che le grandi compagnie petrolifere stiano facendo affari d’oro, con una redditività complessiva giustificata soltanto dalla geopolitica delle materie prime, è un dato di fatto. E un tema ampiamente discusso anche a livello comunitario. “E’ giusto che sia così”, conviene Boscaini. “Vuol dire che c’è una coscienza collettiva che va al di là dei nostri confini. Ora, l’Italia può anche introdurre una tassa sugli extraprofitti a livello nazionale anticipando l’Unione europea”, come si sta discutendo in più sedi in questi giorni, mentre Bruxelles valuta il da farsi per una manovra condivisa. “Ci vuole però certezza delle regole e dei parametri concertati che verranno impiegati per identificare con precisione questi extraprofitti – dove si individua la soglia? E’ possibile riuscirci, ma non è così semplice e non è opportuno prestare il fianco alle ambiguità del caso. Siamo di fronte a una situazione eccezionale, si può discutere di un contributo straordinario per aiutare famiglie e Pmi, ma proprio per questo dev’essere temporalmente limitato. La nostra priorità programmatica non è quanto tassare le società energetiche, ma quanto le nostre imprese pagano l’energia arrivando a perdere sempre di più in termini di competitività complessiva. E qui il dibattito sugli extraprofitti rischia di diventare sproporzionato. Troppo chiacchierato rispetto alle dimensioni effettive del suo eventuale impatto sulle vite delle persone”.
Cioè? “La riduzione dei costi in bolletta sarebbe un sollievo temporaneo”, continua l’appello dei confindustriali veneti. “E’ da anni però che chiediamo di mettere a punto un’agenda energetica di lungo termine: dal tema del nucleare a quello del disallineamento dei costi a seconda della fonte e del Paese di approvvigionamento. Sono manovre complicate, ma non per questo devono restare nel dimenticatoio. Eppure la politica indugia, perché sono anche questioni molto divisive. Il problema di fondo è che l’orizzonte di miglioramento delle performance aziendali è molto più lungo di una singola legislatura. E va al di là delle ideologie. Più che arrovellarsi sulle soluzioni tampone, bisognerebbe chiedersi: vogliamo davvero tornare a essere competitivi?” A procrastinare invece siamo sempre eccellenti. Anche nelle risposte.