Se su Mps il Pd la pensa come Giorgia Meloni. Convergenze

Il responsabile dell'Economia del Partito democratico si dichiarato d'accordo con la premier e leader di Fratelli d'Italia: lo stato rimanga azionista del Monte. L'offerta di Intesa Sanpaolo

19 AGO 26
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Il responsabile Economia del Pd Antonio Misiani - foto LaPresse

Alla vigilia dell'incontro (fissato per giovedì 20 agosto) tra il ministro Giancarlo Giorgetti e i vertici delle istituzioni toscane (Regione, Comune e Provincia di Siena), per discutere del futuro di Mps, il responsabile economico del Pd, Antonio Misiani, si è dichiarato d'accordo con la premier, Giorgia Meloni, sul fatto che la banca non debba essere smembrata. Anzi, Misiani ha rincarato la dose dicendo che è essenziale che in questa fase lo stato rimanga azionista del Monte "e si attivi per concretizzare le garanzie che la stessa Meloni ha auspicato".
La convergenza tra il Pd e Palazzo Chigi sembra totale alla luce anche della considerazione espressa da Misiani sul risiko bancario in generale: "Non siamo pregiudizialmente contrari a operazioni di consolidamento del sistema bancario, purché abbiano una logica industriale e mantengano un livello accettabile di concorrenza, salvaguardando il credito alle famiglie e alle imprese". Il che è esattamente la posizione della Lega e di Giorgetti. Ora, però, tutta questa sintonia tra governo e opposizione deve fare i conti con il fatto che la più grande banca italiana, Intesa Sanpaolo, ha lanciato un'offerta pubblica di scambio sul Montepaschi che prevede la condivisione degli sportelli con Bper e la cancellazione della parola "Siena" dal brand.
In sostanza, uno spacchettamento di asset. Il terreno si è fatto scivoloso tant'è che uno degli esponenti di primo piano di Fdi, Marco Osnato, presidente della commissione Finanze della Camera, ha precisato che la scelta sarà del mercato. E ci mancherebbe altro, visto che l'offerta di Intesa è destinata ai soci di Mps (compreso il Mef che detiene una quota residua ma non proprio irrilevante del 4,8 per cento). Più che essere fuori dal tema bancario, come dichiarato, il governo Meloni continua a esserci pienamente dentro e la sinistra, dopo averlo a lungo criticato per il suo interventismo, ora gli va dietro per non perdere la "presa" sul territorio senese in subbuglio, mostrando così di non avere un'idea coerente sul confine tra stato e mercato.