Economia
Governare il caldo •
L'energia che serve contro il caldo. Le rinnovabili non bastano, serve il nucleare
La situazione di temperature alte è destinata a durare nel tempo. Per adattarci a questo servono tanta energia e tanti soldi e le rinnovabili da sole non bastano
19 AGO 26

Foto LaPresse
L’articolo di Boccaletti sul Foglio di lunedì mette i piedi nel piatto. La situazione di temperature alte è destinata a durare nel tempo, un tempo molto lungo. Ai suoi argomenti ne andrebbe aggiunto un altro: quando anche fossimo in grado di ridurre il bilancio delle emissioni a zero, non in Italia, non in Europa, ma nel mondo, i tempi di riassorbimento dei gas climalteranti già presenti in atmosfera supererebbero il secolo, secondo l’Ipcc. Adattarci quindi a questa inedita situazione è la prima cosa da fare e Boccaletti indica con precisione alcuni degli interventi necessari.
Per mettere a terra i quali servono due cose: tanta energia e tanti soldi. E forse le due cose possono essere messe insieme definendo una strategia di adattamento che rappresenti un ciclo completamente nuovo di investimenti, soprattutto pubblici, dando vita a settori economici positivi per crescita del pil e occupazione. Da quello punto di vista il Pnrr è stata un’ occasione persa con qualche rara eccezione.
Vivere in climi caldi si può, lo dimostrano la geografia del mondo e paesi anche molto sviluppati dal punto di vista economico. Chi visita la parte sviluppata del medio oriente, con città costruite letteralmente nel deserto e con temperature assai alte per molti mesi, rimane stupito dalla quantità di acqua disponibile (dissalatori), da giardini perfettamente curati, da innumerevoli piscine e persino da un impianto sciistico al chiuso. Ovviamente l’aria condizionata la fa da padrone. Alla base ci sono due cose: tanti soldi e investimenti che, al contrario di quanto si crede, sono generati solo in piccola parte, per Dubai per esempio, dal gas e dal petrolio. La parte del leone la fanno turismo, servizi, finanza, logistica, trasporti, commercio e immobiliare. Nulla che non sarebbe anche alla nostra portata se veramente decidessimo di “liberare” la nostra economia, mettendo da parte resistenze e luoghi comuni.
Più complicata la nostra situazione per quanto riguarda l’energia. Boccaletti si affida molto alle rinnovabili, solare ed eolico e ai sistemi di stoccaggio che ne dovrebbero mitigare la variabilità. Mi tocca fare presente a questo proposito che attendersi dall’eolico grandi produzioni a prezzi calmierati, soprattutto per l’offshore, è al momento poco credibile. In Italia di vento utile ce ne è poco. Ma il prezzo lo fa il gas, aggiunge Boccaletti, per i meccanismi del prezzo marginale che detta legge nella borsa elettrica. Il che già di per sé dimostrerebbe la necessita di disporre di fonti generative “base load” alternative alla volatilità dei prezzi del gas e avendo scartato il carbone, l’unica disponibile è l’energia nucleare che non andrebbe considerata l’ultima risorsa, ma una delle principali su cui investire.
Già oggi, per la verità, il nostro sistema elettrico funziona, sia in termini di potenza disponibile, sia in termini di energia consumata, anche grazie a un 15 per cento di energia nucleare importata dalla Francia. Nel 2022, con situazioni critiche come questa e la Francia in difficoltà, la riserva del sistema elettrico è andata a zero. Senza il nucleare francese, in altri termini, saremmo andati in blackout. Ma quando anche avessimo ridotto il gas a percentuali più ragionevoli, sempre lì saremmo: con chi decide il prezzo soprattutto nelle ore in cui le rinnovabili calano. A luglio il contributo dell’ eolico sul consumo totale è stato del 4,51 per cento. Che poi il gas faccia sempre il prezzo è vero solo in parte. Diamo una notizia: in questi mesi caldi con richieste di energia molto alte il gas ha fatto il prezzo in meno del 50 per cento dei casi. A luglio meno del 30 per cento. Il gas è il driver dei prezzi, ma sulle sue quotazioni già alte si innestano offerte ancora più alte di chi può decidere come e quando rilasciare la preziosa energia che ha a disposizione. Una di queste fonti è un vecchio conoscente: l’energia idroelettrica da bacino, perfettamente programmabile nelle ore con i prezzi più alti, su cui fare un’aggiunta. L’altro è una new entry: le batterie che hanno la stessa capacità di decidere il quanto e il quando. Non è tutto oro quello che luccica quindi, e solo abbassando radicalmente la quota di energia “contendibile” che fa i prezzi più alti, immettendo nel sistema una fonte come il nucleare, costante e a un prezzo definito, la situazione può essere corretta. L’elettricità molto più di ieri sarà l’energia del futuro: data center, condizionatori, trasporto elettrico. Da qui nasce il nuovo interesse per l’energia nucleare che riguarda tutto il mondo: dalla Cina agli Stati Uniti, dall’Europa al medio oriente.