Nvidia organizza i maxi investimenti per l’AI

Jensen Huang e i vertici tra cui quelli di Apollo, BlackRock e Goldman Sachs annunciano un memorandum per mobilitare oltre 500 miliardi di dollari. Il capitale sarà esterno e ogni progetto sarà valutato in autonomia, ma la tecnologia centrale resterà quella di Nvidia

12 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 08:02
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Nella serata di lunedì Jensen Huang, ceo di Nvidia, ha annunciato con i vertici di Apollo, BlackRock, Goldman Sachs, Blackstone, Brookfield e Kkr un’intesa per creare delle piattaforme di finanziamento destinate a mobilitare nel tempo oltre 500 miliardi di dollari verso le infrastrutture dell’AI a partire dalle Gpu (i processori che eseguono in parallelo gli enormi calcoli dei modelli).
L’obiettivo (dichiarato) dell’operazione è duplice. Da un lato, trasformare la potenza di calcolo in una nuova asset class su cui il risparmio possa investire. Jon Gray, presidente di Blackstone, ha usato l’esempio dell’aviazione: una banca guarda ai conti della compagnia ma anche al valore del velivolo che in caso di fallimento si può rivendere o noleggiare a un altro vettore. Dall’altro lato, il sistema servirebbe a facilitare la ricerca di capitali per i laboratori AI, startup e così via. Un GW di capacità di calcolo, ha detto Huang, costa tra 50 e 60 miliardi, cifre non proprio facili da finanziare. Il ceo di BlackRock Larry Fink ha annunciato di voler proporre i futuri titoli ai fondi pensione e a chi è troppo esposto sulle azioni, come insomma degli impieghi di alta qualità creditizia e dal rendimento di lungo periodo, mentre il ceo di Goldman Sachs David Solomon ha detto di puntare a un mercato del credito garantito dal calcolo di Nvidia.
E così se da un lato le varie piattaforme favorirebbero l’innovazione, dall’altro cristallizzerebbero la posizione di Nvidia, già enormemente dominante anche grazie alla creazione di un ecosistema in cui il software Cuda, su cui sono ottimizzati la maggior parte dei programmi per l’AI, funziona solo sui chip della medesima casa (legando di fatto l’intera industria all’azienda).
In ogni caso i mercati hanno reagito con scetticismo e dopo le prime anticipazioni del Financial Times il titolo di Nvidia ha ceduto oltre il 2 per cento. L’azienda nell’ultimo anno stata accusata di fare finanza circolare, investendo miliardi in clienti come OpenAI, i quali hanno comprato le Gpu dalla stessa azienda di Huang. E seppure le piattaforme porteranno capitale esterno e ogni progetto sarà valutato in autonomia, la tecnologia centrale resterà quella di Nvidia (che potrà offrire, caso per caso e a fine contratto, un sostegno-rimborso al valore residuo delle Gpu fino al 25 per cento). Ma Nvidia presenta chip più efficienti quasi ogni anno sui quali i clienti migrano, mentre quelli vecchi si affittano ma a prezzi sempre più bassi, riducendo gli incassi con cui chi ha comprato le Gpu dovrebbe restituire i prestiti. La corsa AI rende infatti i chip “obsoleti” più in fretta, e Michael Burry, l’investitore reso famoso dalla scommessa contro i mutui subprime nel 2008, sostiene che i grandi operatori facciano durare le Gpu nei bilanci più a lungo di quanto durino davvero, nascondendo costi per 176 miliardi di dollari tra il 2026 e il 2028. Sui rischi, Solomon ha ammesso: “I rendimenti saranno tutti adeguati? Certo che no. Ci saranno vincitori e vinti”.