Abbiamo tanto gas, ma costa troppo

Stocchiamo molto, ma paghiamo tantissimo. Le carenze del mercato italiano

12 AGO 26
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Foto Ansa

Mentre l’attenzione generale è tutta concentrata sul prezzo del petrolio che sale e scende in funzione degli accordi raggiunti e rimessi in discussione tra Usa e Iran, le quotazioni del gas registrano una nuova impennata che non fa presagire nulla di buono per le bollette degli italiani. Ieri il valore dell’indice Igi (Italian Gas Index) ha raggiunto 63,44 euro al megawattore, in deciso rialzo rispetto alla giornata precedente che era di 58,77 euro. In poco più di un mese, l’indice, che è calcolato giornalmente dal Gestore dei mercati energetici (Gme) e rappresenta uno strumento di riferimento per gli operatori del settore, è aumentato di quasi il 20 per cento ed è più alto del 50 per cento rispetto a un anno fa. Prosegue, dunque, il paradosso energetico italiano per ragioni legate agli stoccaggi e alla crescente competizione internazionale sul Gnl (il gas liquefatto) che spinge al rialzo i prezzi all’ingrosso sui mercati energetici. Eppure, gli stoccaggi italiani sono superiori alla media europea (76 per cento contro il 57 per cento).
Gli analisti spiegano che avere più gas nei depositi rappresenta un vantaggio in momenti di carenza del bene energetico, ma non vuol dire essere al riparo dagli choc di mercato poiché il prezzo all’ingrosso resta legato a fattori come la chiusura dello Stretto di Hormuz, la riduzione delle importazioni dalla Russia, la concorrenza asiatica e le attività di manutenzione di alcuni giacimenti in Norvegia. In Italia, inoltre, esistono due problemi strutturali. Il primo è che il gas copre il 50 per cento della produzione elettrica nazionale (valore decisamente più alto per esempio di Francia e Spagna) e il secondo è che la produzione di energia da fonti rinnovabili è ancora troppo contenuta per compensare il fabbisogno. In sintesi, l’Italia è il paese in Europa che paga più cara l’energia elettrica ed è quello più esposto agli choc generati dai cambiamenti geopolitici perché è troppo dipendente da un mercato del gas che non controlla e non riesce a completare la transizione energetica. Uno squilibrio che si riflette puntualmente nelle bollette.