Economia
La vera sfida •
Revolut è una sintesi russo-ucraina e il simbolo delle fintech in ascesa
La crescita del sodalizio imprenditoriale tra Storonsky e Yatsenko è coincisa con l’aumento dell’aggressività della Russia fino ad arrivare all’invasione dell’Ucraina. Dopo undici anni, la piattaforma tecnologica ha ricevuto la licenza bancaria in Francia, una svolta nel sistema del credito europeo
11 AGO 26

Foto Getty
Mentre i banchieri italiani ed europei si accapigliano in giochi di potere sullo scacchiere del “risiko” – facendo spesso i conti con governi sovranisti in campo finanziario – nuovi soggetti conquistano silenziosamente la scena dimostrando che, forse, la vera sfida è altrove ed è di tipo tecnologico. Il fatto che il gruppo Revolut – la piattaforma fintech venuta dall’est europeo e con una storia degna di un romanzo – abbia ricevuto la licenza bancaria in Francia rappresenta una svolta nel sistema del credito europeo. Fondata a Londra nel 2015 da Nikolay Storonsky e Vlad Yatsenko, il primo manager di origini russe, figlio di un dirigente di Gazprom, e il secondo ingegnere di origini ucraine, un tandem che solo qualche anno più tardi sarebbe stato difficile da immaginare, Revolut ha creato un sistema digitale che consente a privati e imprese di ricevere e inviare denaro in tutto il mondo e di usufruire di molti altri servizi, compresi quelli legati alle criptovalute, grazie a un conto a costo zero. Dopo undici anni, Revolut conta già 75 milioni di clienti a livello globale di cui 30 milioni in Europa, 8 milioni acquisiti solo nell’ultimo anno. E in Italia, dato che non emerge spesso, Revolut è già la quinta banca per numero di clienti (5 milioni), ed è sulla buona strada per rientrare nelle prime tre poiché sempre più italiani utilizzano questo sistema per spendere, risparmiare e gestire i servizi quotidiani. D’ora in poi, Revolut potrà operare come una vera banca grazie al fatto di avere ricevuto un’autorizzazione dall’autorità di vigilanza francese con una decisione che è stata adottata dal Consiglio direttivo della Bce.
Parigi sarà il quartier generale di Revolut nell’Europa occidentale, regione in cui l’azienda si è impegnata a investire un miliardo di euro e ad assumere 600 persone, e che rappresenta l’area di maggiore espansione per il livello di ricchezza privata. “La licenza bancaria francese rafforza le basi che consentono a Revolut di servire i suoi clienti secondo i più alti standard normativi e operativi, e la avvicina al suo obiettivo di diventare la banca più grande e affidabile d’Europa, fondata su rilevanza locale, credibilità istituzionale e continua innovazione dei prodotti”, ha spiegato una nota del gruppo, aggiungendo che Revolut Bank “inizierà a servire i clienti in Europa, a partire dalla Francia per poi passare ad altri mercati, inclusi Germania, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna”. Che Revolut, con il suo algoritmo avanzato, rappresentasse una novità assoluta nel panorama bancario mondiale è risaputo, ma che riuscisse in tempi così celeri ad accreditarsi presso le autorità di vigilanza europee, cosa non scontata per gli intermediari finanziari di nuova generazione, per ragioni di sicurezza e tutela del risparmio, è una novità con cui le banche tradizionali dovranno fare i conti. In Italia, per esempio, eccetto Intesa Sanpaolo e Unicredit, o banche native digitali come Fineco, gli investimenti in innovazione tecnologica restano stazionari o contenuti, come hanno rilevato recenti indagini della Banca d’Italia. Il salto fintech delle banche italiane, insomma, è ancora lontano soprattutto per istituti di piccole e medie dimensioni e questo a causa di limiti economici dovuti alla dimensione. Anche se, a fronte delle scarse risorse destinate all’innovazione, si registrano politiche di remunerazione degli azionisti sempre più generose.
In altri paesi le cose si muovono più rapidamente. Secondo il fondatore Nik Storonsky, la Francia è diventata un centro finanziario di riferimento, supportato da un ecosistema dinamico e un quadro normativo solido. “E’ il luogo ideale per puntare sul rapido sviluppo della prossima fase di crescita di Revolut che vuole diventare una delle banche più grandi e affidabili d’Europa”. Per Revolut è senz’altro l’inizio di un nuovo capitolo, e per il sistema bancario europeo un guanto di sfida, la consapevolezza che a fare la differenza è un modello che sintetizza diverse culture ed esperienze. Non è un caso che Revolut nasca a Londra, capitale mondiale della finanza e crocevia di relazioni professionali. Sia Storonsky sia Yatsenko, quando si sono incontrati, avevano lavorato in grandi banche d’affari internazionali acquisendo le conoscenze profonde dell’attività bancaria classica che faticava stare al passo di un mondo globalizzato e digitalizzato. Così è nata l’idea di una piattaforma tecnologica che rispondesse a esigenze di velocità e praticità e soprattutto con costi infinitamente più bassi rispetto alle banche tradizionali. All’inizio era stata chiamata la “banca dei viaggiatori” perché era poco più di un’app, ma in breve tempo, da start up si è trasformata in unicorno. Una raccolta di capitali presso fondi di investimento, che per Storonsky e Yatsenko erano contatti abituali nella loro attività svolta presso le banche d’affari, ha fatto il resto. La cosa incredibile è che la crescita del loro sodalizio imprenditoriale è coincisa con l’aumento dell’aggressività della Russia verso i territori confinanti fino ad arrivare all’invasione dell’Ucraina a inizio 2022. Un’evoluzione geopolitica che avrebbe potuto minare la loro creatura. Ma non è andata così. Storonsky, che dal 2013 ha la cittadinanza britannica, ha subito condannato l’azione della Russia in una lettera pubblica.
