Pichetto frena sul commissario per le rinnovabili, Confindustria rilancia: “Servono poteri straordinari”

Aumentare l'offerta di energia accelerando anche sulle autorizzazioni degli impianti green: è la richiesta di viale dell'Astronomia che preme per una figura tecnica. "Cingolani? Non sta a noi esprimerci rispetto ai profili", dice il vicepresidente Aurelio Regina. I dubbi del ministro che respinge ogni ipotesi

Immagine di Pichetto frena sul commissario per le rinnovabili, Confindustria rilancia: “Servono poteri straordinari”

(foto Mauro Scrobogna / LaPresse)

Sull’energia gli industriali non mollano: “Occorre una figura con poteri straordinari per superare i veti e accelerare i procedimenti”, dice al Foglio Aurelio Regina, vicepresidente di Confindustria con delega all’energia. Lo contattiamo dopo la parole del ministro Gilberto Pichetto Fratin, che ieri in un’intervista alla Stampa ha espresso i suoi dubbi sulla possibilità di avere un commissario per le rinnovabili: “Non credo che il presidente del Consiglio voglia farsi commissariare su una scelta politica”. E sull’idea che la scelta possa ricadere sull’ex ministro Roberto Cingolani, Pichetto ha detto: “Cingolani può fare il fisico ma non lo vedo girare l’Italia con la valigia da commissario a rilasciare autorizzazioni nelle nostre venti regioni”. Tranchant.
La notizia l’ha data il Foglio giovedì scorso: per imprimere un’accelerata agli impianti rinnovabili, il nome dell’ex ad di Leonardo non dispiace né a una parte del mondo industriale né in alcuni ambienti di Palazzo Chigi. “Non sta a noi esprimerci rispetto ai profili. Valuteranno gli organismi competenti”, risponde Regina quando gli chiediamo una valutazione del profilo. Ma non arretra sulla necessità di una figura terza, ricordando l’esperienza della Zes Unica che “ha funzionato molto bene grazie proprio alla presenza di un commissario”. D’altra parte, per Confindustria “l’energia è un tema di sicurezza nazionale per le imprese. Ed esistono circa 4.000 concessioni e impianti di energia rinnovabile fermi a causa della burocrazia e dei blocchi locali”, sottolinea. Per accelerare gli industriali invocano poteri straordinari. “Per noi, l’energia deve rientrare tra le competenze strategiche dello stato. Da qui la nostra richiesta di un commissario per sbloccare le autorizzazioni”.
Aumentare l’offerta è una delle priorità assolute che il vicepresidente indica, insieme al potenziamento di reti e allacciamenti e all’uso di strumenti capaci di proteggere le imprese dalle oscillazioni dei mercati, come contratti di lungo termine per elettricità e gas. C’è poi il nucleare, “indispensabile nel medio-lungo periodo per garantire energia continua e a zero emissioni”. Ma senza lasciare indietro, appunto, le rinnovabili. Alle regioni (e a tutte le forze politiche) che devono definire la mappa delle aree idonee dove è possibile costruire impianti rinnovabili, Regina rivolge un appello: “Fate presto, il prima possibile”.
Sull’energia, tra alti e bassi, Confindustria e la premier Giorgia Meloni in questi anni hanno costruito un’intesa. Il vicepresidente lo riconosce: “Il governo ha dimostrato attenzione e ha assunto iniziative importanti, che abbiamo definito storiche. Mi riferisco alle norme per i contratti a lungo termine, alla norma per abbassare il costo dell’elettricità eliminando il prezzo dell’Ets sulle fonti che non emettono CO2, alla gas release e alla eliminazione dello spread tra Ttf e Psv per abbassare il costo di gas ed elettricità. Ma anche l’azione per il ritorno al nucleare”. Eppure tra queste iniziative ce ne sono diverse ancora ferme su carta. A valle di questi quattro anni il problema resta. “Il nodo è strutturale perché le imprese italiane continuano a pagare l’energia molto più dei competitor degli altri paesi e questo mette a rischio competitività, investimenti e produzioni”, sostiene il vicepresidente di viale dell’Astronomia.
Per l’industria che consuma molta energia ed emette altrettanta CO2 il nodo più intricato resta quello degli Ets, su cui questo governo è riuscito a far riaprire il dibattito a Bruxelles senza però riuscire nell’intento di una revisione profonda. “Va rivista la riserva stabilizzatrice per evitare volatilità e ridurre i costi, al limite si può immaginare anche un tetto al prezzo della CO2 come già previsto per l’Ets che si applica agli edifici e ai trasporti”, è la proposta di Regina, che continua: “Vanno rivisti i benchmark, che non possono essere uguali per tutti i paesi visto che i sistemi energetici sono differenti, e le risorse devono essere devolute totalmente alle imprese per la decarbonizzazione. La proposta francese di rivedere i benchmark Ets di calore e combustibile va valutata con un approccio positivo, ma serve un’attenzione particolare ai sistemi produttivi più penalizzati. Ci sono distretti competitivi, come quello della ceramica, che hanno già investito nella decarbonizzazione e oggi rischiano di essere messi fuori mercato. La transizione – è il messaggio che tra Palazzo Chigi e viale dell’Astronomia vanno ripetendo da anni – deve accompagnare l’industria, non provocarne la chiusura”. Commissario, pensaci tu.