L’appassionante campionato a cinque per i nuovi stadi. Come si gioca

Napoli, Roma, Bologna, Firenze e Milano: tutte vorrebbero rientrare nella rosa delle candidate a ospitare gli Europei 2032. Ma il tempo stringe e le varie città stanno adottando approcci differenti per realizzare opere costose e complesse nel rispetto degli standard Uefa

8 AGO 26
Tradotto con IA
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A Napoli il campo (quasi) largo del sindaco Gaetano Manfredi e del presidente della Regione, Roberto Fico, ha puntato sulla riqualificazione dello stadio Maradona, con soldi pubblici (200 milioni), per presentarsi all’appuntamento degli Europei 2032. La città ha già inviato il progetto all’Uefa e conta di rientrare tra le cinque candidate italiane per ospitare il campionato di calcio che l’Italia è stata costretta a condividere con la Turchia proprio per mancanza di impianti sportivi adeguati (ne ha solo uno, quello della Juve a Torino). A Roma, il sindaco Roberto Gualtieri sta spingendo a tutta forza sul progetto “bipartisan” del nuovo stadio della Roma che nascerà nel quartiere di Pietralata il cui costo (si parla di un miliardo) sarà interamente a carico dei privati, vale a dire i proprietari americani della società sportiva romana, la famiglia Friedkin. A Bologna, la società fieristica e la squadra della città hanno firmato una lettera d’intenti per realizzare un nuovo stadio polifunzionale come alternativa al recupero del glorioso Dall’Ara. Qui l’approccio è una partnership pubblico-privata, la “terza via” bolognese. Il sindaco, Matteo Lepore, ha accolto con favore la proposta ma per questo gli sono piovute addosso le critiche dei verdi di favorire la “cementificazione”.
Sono solo alcuni esempi della competizione sugli stadi che si è scatenata in vista degli Europei, poiché la rosa delle cinque città ospitanti sarà definita a stretto giro, si parla addirittura di ottobre. Inoltre, sei anni sono un tempo non troppo lungo per realizzare opere e infrastrutture sportive costose e complesse, per le quali è richiesto il rispetto delle rigide norme Uefa, in primis l’accessibilità tramite il trasporto pubblico, ma anche nuovi parametri logistici come un wc per ogni 200 spettatori. “Per i Comuni si tratta di una sfida che è progettuale e anche politica per il tipo di scelte che implica e le ricadute sulla città”, dice al Foglio Marco Leone, senior advisor di Nomisma, esperto di immobiliare e di stadi, che per l’Italia stanno diventando una nuova frontiera degli investimenti internazionali. Il caso vuole che le principali amministrazioni coinvolte sono tutte di centrosinistra. Napoli, Roma, Bologna, ma anche Firenze e Milano. E tutte vorrebbero rientrare nella rosa delle cinque sul totale di 16 candidature che risultano a oggi. “Il tempo stringe e si registra una forte accelerazione sui progetti – prosegue Leone – La soluzione che a mio parere ha le maggiori possibilità di realizzare un’infrastruttura sportiva con elevati standard di qualità e nei tempi richiesti è quella fondata sul partenariato pubblico-privato tipica del mondo anglosassone. In Italia, il modello del project financing consente l’esecuzione di opere di interesse pubblico anche con capitali esclusivamente privati. Ma ogni città sta facendo scelte diverse in base anche alle condizioni di partenza. Milano ha deciso di vendere lo stadio e di massimizzare l’incasso avendo come controparti due società, Milan e Inter, che si assumono il costo degli investimenti della nuova struttura e anche la responsabilità progettuale ed esecutiva nei tempi richiesti. All’opposto, Napoli ha scelto di investire un’ingente somma di denaro pubblico, cosa quantomeno inusuale in questo settore. Forse 200 milioni potevano essere impiegati per sanità e strade, lasciando ai privati lo spazio per investire nello stadio offrendo in cambio una concessione di lunga durata per la gestione come sta facendo Roma. E’ anche vero che questa strada è percorribile quando si arriva a un’intesa con la società calcistica e questa è disponibile a finanziare l’opera”.
In effetti, come spiega anche l’avvocato Marco Monaco, partner dello studio legale Advant Nctm, Napoli non aveva molte alternative, se non restare esclusa dal circuito delle città ospitanti, visto che il Calcio Napoli non ha a oggi presentato un progetto con allegato studio di fattibilità secondo le norme previste dalla legge Stadi del 2021. “Eppure – prosegue Monaco – questa legge, che facilita la realizzazione di immobili complementari all’infrastruttura sportiva, offre di fatto ai privati un discreto margine di business. Inoltre, l’introduzione della figura del commissario per gli stadi assicurerà procedure amministrative e urbanistiche estremamente semplificate. In pratica, gli stadi sono stati assimilati a opere infrastrutturali di interesse strategico nazionali e come tali possono viaggiare su una corsia preferenziale”. Tra Aurelio De Laurentiis e il sindaco Manfredi negli ultimi tempi ci sono stati diversi attriti proprio a causa della scelta del Comune di puntare sul Maradona, nel quale il Napoli potrà continuare a giocare in futuro pagando però un canone più salato degli 800 mila euro all’anno che attualmente versa (contro svariati milioni che pagano i club a Milano e Roma). “Un esempio interessante è quello di Como – osserva Leone di Nomisma – Comune e Como Calcio hanno appena presentato un progetto per la riqualificazione dello stadio Sinigaglia valorizzando la posizione geografica adiacente al lago. E’ evidente che i proprietari della società calcistica hanno intuito le potenzialità di un investimento immobiliare che punta sull’attrattività che questo luogo esercita a livello internazionale”. Ca va sans dire, direbbero i francesi, che i fratelli Hartono, proprietari indonesiani del Como, sono imprenditori ricchissimi. Ma è tutta qui la differenza, secondo Leone: nella capacità degli enti locali di fare leva sul ruolo di soggetto pubblico con potere decisionale e di indirizzo per coinvolgere investitori privati nella realizzazione e gestione delle strutture. Una strada che ha intrapreso anche la sindaca di Firenze, Sara Funaro, per la riqualificazione dello stadio Franchi in collaborazione con la Fiorentina Calcio.
Ce la farà l’Italia ad avere approvati dalla Uefa cinque stadi con i requisiti richiesti? “Me lo auguro – conclude l’avvocato Monaco – Ricordo che tra i requisiti più complicati da rispettare c’è la distanza delle tribune dal terreno di gioco, che non dovrebbe superare i 10 metri. Per ora, l’unico sicuro stadio con tutti i parametri è quello di Torino, altri due o tre progetti mi sembrano a buon punto ma se non riuscissimo ad arrivare a cinque, non si può escludere che venga ripescato l’Olimpico portando a due le candidature di Roma”.