La Toscana pensa di bloccare un impianto agrivoltaico legato a Israele

Comitati nimby e proPal contestano un'opera da 20 megawatt perché il suo costruttore sarebbe legato a una società israeliana coinvolta nell'espansione di insediamenti a Gaza. In Regione si studia una norma ad hoc per frenare tutto. Giani: "Approfondirò"

7 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 16:37
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Foto di Zbynek Burival su Unsplash

La Toscana boicotta Israele? Forse. “Stiamo approfondendo la vicenda”, dice al Foglio Eugenio Giani, presidente della regione Toscana, riguardo all'ultimo polverone sollevato attorno alla costruzione di un impianto agrivoltaico che dovrebbe sorgere nella frazione Ribolla, in provincia di Grosseto. Alle classiche accuse di “sventramento” del territorio, da qualche giorno si accompagnano anche quelle di favoreggiamento al colonialismo israeliano nella Striscia di Gaza.
In breve: a fine maggio la Regione ha espresso parere positivo di compatibilità ambientale (Via) per il progetto dell’impianto da 20 megawatt promosso dalla società Spv Energy 3 Srl. Ma come racconta oggi il Fatto Quotidiano, salta fuori che l'azienda (con sede a Milano e zero dipendenti) sarebbe una controllata di Shikun & Binui, gruppo israeliano specializzato in costruzioni, energia rinnovabili e real estate. E che per Who profits, gruppo di ricerca attivo nello studio dell'”economia dell'occupazione israeliana”, avrebbe un ruolo significativo nella costruzione e nell'espansione di insediamenti e infrastrutture di occupazione nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme Est. “L'azienda è stata anche coinvolta nella costruzione della barriera che circonda la Striscia di Gaza assediata”, si legge in un loro report. I proPal toscani insorgono, e il collettivo “Diritti in Palestina” decide di mandare una lettera al sindaco del Comune Francesco Limatola al presidente di Regione Eugenio Giani. “Ne ricevo trecento al giorno, questa non mi è stata ancora segnalata”, spiega Giani, che però ha saputo della vicenda da ben altre fonti. I consiglieri regionali e alcuni comitati sui territori chiedono a gran voce di prendere in mano la situazione e bloccare tutto. E, stando a quanto ha appreso il Foglio da fonti vicine alla giunta regionale, la strada sembra portare proprio a quella destinazione.
Si passerebbe per vie burocratiche, ovviamente. All'inizio di settembre in consiglio regionale arriverà un pacchetto di tre leggi fatte proprio per la premere l'acceleratore sulla realizzazione di impianti fotovoltaici. “Queste norme ci permetteranno di individuare in più di 150 comuni toscani spazi per la realizzazione di questi impianti”, ci spiega Giani. L'idea che sta rimbalzando a Palazzo Guadagni dell'Opera sarebbe però quella di inserire a margine di questo pacchetto un comma ad hoc capace di dare alla giunta regionale un potere di discrezionalità generale nell'esprimere un parere sugli impianti, che tenga conto della relazione con il territorio. Con la conseguenza che, al di là del parere tecnico, ci possa essere anche una valutazione discrezionale sulla congruenza dell'impianto con l'armonia del territorio. Un modo per lasciare più spazio ai comitati e dare alla regione la possibilità di valutare discrezionalmente da un punto di vista "istituzional-politico" se un impianto sia approvabile o meno. Questo comma, formalmente pensato per “garantire gli equilibri sul territorio”, permetterebbe quindi di tirare il freno sull'impianto di Ribolla (la cui realizzazione non è ancora del tutto autorizzata), oltre che su tantissimi altri progetti. Ipotesi più che probabile se consideriamo che l'agrivoltaico è uno dei settori più fiorenti dell'industria di Gerusalemme, come dimostrato anche dalla partecipazione di un'altra società israeliana, la Econergy, alla realizzazione di un impianto agrivoltaico da 47 MW a Cavaglià, nel biellese. Contestata dagli attivisti green, anche in questo caso, per un presunto coinvolgimento nella guerra in medio oriente.
Dati Terna alla mano (aggiornati al maggio 2026), la Toscana è la terza regione con maggiori ritardi nell'avanzamento degli obiettivi rinnovabili, traducibili in -225 MW installati. Giani dice di voler accelerare la costruzione di nuovi impianti, in antinomia rispetto a quanto accade in altre due regioni a trazione progressista come Umbria e Sardegna. “Io ragiono con molto pragmatismo e molta concretezza. E già oggi la Toscana dà il 51 per cento di energia rinnovabile al proprio consumo”, dice. “Noi dobbiamo affrancare l'Italia dall'eccessiva dipendenza dal carbon-fossile e andare verso energie che siano compatibili con l'ambiente”. Dall'altro lato però ci tiene a specificare: “Finora anch'io ho dato più pareri negativi che positivi ai vari interventi proposti dai privati, quelli che vanno ad alterare il profilo di territori con la specialità e la bellezza che contraddistinguono la Toscana”. L'approvazione di un comma che dia più discrezionalità “istituzional-politica” potrebbe permettere al governatore di gestire al meglio i rapporti con comitati nimby e ambientalisti vari. Anche proPal.