Economia
Sorpresa italiana •
Il pil cresce più del previsto e in linea con l’Eurozona. La crisi energetica non è stata letale
Il prodotto interno lordo ha fatto segnare +0,2 per cento trimestre su trimestre e +1 per cento anno su anno. Lo choc dei dazi si sta ridimensionando, quello energetico ha fatto meno danni del previsto e i benefici degli investimenti sull'intelligenza artificiale sgocciolano anche nel nostro paese

Foto LaPresse
Stavolta le banche americane Goldman Sachs e Citi ci hanno preso: il pil ha fatto segnare +0,2 per cento trimestre su trimestre e +1 per cento anno su anno. Le previsioni delle sorelle italiane erano state invece più prudenti. Evviva gli yankee, dunque. Ma la verità è che ormai noi italiani, quando dobbiamo parlare del nostro prodotto interno lordo non ragioniamo più in termini di punti percentuali di crescita, bensì solo di decimali. Siamo pienamente dentro la dittatura dello zero virgola e non ne usciremo per un po’. La piccola sorpresa italiana è in asse con i dati dell’Eurozona, anch’essi migliori del previsto e quindi possiamo dire che l’economia europea si dimostra più resistente del previsto allo choc geopolitico ed energetico. Almeno fino al secondo trimestre ’26, più avanti potrebbe non andare così bene per colpa della guerra in medio oriente. Intanto però a palazzo Chigi festeggia.
“Ancora una volta l’Italia ha fatto meglio delle previsioni – ha scritto Giorgia Meloni sui social – E mentre a sinistra c’era chi tifava per il rallentamento dell’Italia, i fatti raccontano un’altra storia. Continuate pure a sottovalutarci e l’Italia continuerà a sorprendervi”. Immediata la doccia gelata di Carlo Calenda: “Straordinario Giorgia. Tutto merito del governo. Avanti così perennemente in campagna elettorale. Da vent’anni”. Schermaglie politiche a parte, in base agli elementi forniti dall’Istat sappiamo che il merito della piccola performance è dovuto alla componente domestica in presenza, invece di un contributo negativo del commercio estero, mentre dal punto di vista della produzione del valore aggiunto l’espansione viene dai servizi, che bilanciano un contributo negativo dell’industria.
Secondo Paolo Mameli, economista di Intesa Sanpaolo, gli ultimi dati ci segnalano che l’incremento del pil a inizio anno non era stato gonfiato più di tanto dall’impatto delle Olimpiadi invernali, mentre rimane sensata l’ipotesi che un contributo alla crescita sia venuto dalle politiche delle scorte generose praticate dalle imprese. Gli effetti di questi movimenti ci danno una variazione già acquisita del pil 2026 pari allo 0,8 per cento e spingono Intesa a rivedere al rialzo la variazione annua del pil da 0,5 a un range 0,7-0,9 per cento.
Nell’area euro il pil è salito dello 0,4 per cento trimestre su trimestre e dell’1 per cento anno su anno. In Germania il rallentamento è stato minore del previsto, in Francia si è avuto un rimbalzo in linea con le attese mentre la Spagna ha fatto segnare un’altra accelerazione a sorpresa.
Secondo Fedele De Novellis, partner di Ref Ricerche, i dati italiani ed europei dimostrano che “la chiusura di Hormuz non ha generato una crisi letale, il petrolio a 90 dollari l’abbiamo già visto in passato e non siamo dunque al replay della crisi del 2022”. In più ci sono almeno due good news che stanno influenzando i mercati. “Lo choc dazi si sta ridimensionando, non è quello spartiacque che temevamo. Le aziende hanno imparato a conviverci. La seconda buona notizia riguarda gli investimenti nell’intelligenza artificiale, tutti stanno investendo tranne noi ma comunque qualcosa della domanda a livello globale sgocciola anche in Italia”. Un ragionamento simile vale per l’automotive, la cui crisi è “un po’ meno grave, la produzione è in crescita e Stellantis ha detto che resterà da noi”. Il tallone d’Achille resta invece il costo dell’energia che ostacola le imprese italiane nella competizione globale. Ma, sommando tutto, a quanto chiuderemo il pil 2026? “Direi +0,8” risponde De Novellis.Ieri sono stati diffusi anche i dati sul mercato del lavoro riferiti al mese di giugno. L’aumento degli occupati è minimo (+ 1.000 unità) ma questa volta è dovuto all’aumento dei contratti temporanei che non crescevano a un ritmo pari (+91 mila) dall’autunno 2021. In ritirata invece gli occupati fissi e gli autonomi. Aumentano i disoccupati ma calano gli inattivi: si allarga la platea di chi cerca lavoro e si restringe quella dei Neet. Se guardiamo all’occupazione su base annua l’incremento è stato comunque di 131 mila posti, risultato che segnala come la caduta del mercato del lavoro, pronosticata più volte, finora non si sia comunque verificata. E’ vero che crescono i lavori meno pregiati e, a giugno, quelli a tempo determinato ma questo trend serve comunque a sostenere i redditi delle famiglie che così percepiscono più entrate. Ma torneranno a consumare? Per ora la stagione del turismo sta andando bene e i segnali che arrivano dalle località di soggiorno sono incoraggianti, non abbiamo nessuna traccia invece che a settembre le stesse famiglie riprendano a comprare vestiti, divani, computer, veicoli e via di questo passo.
Più che sul fronte dei consumi è giusto contare su un buon ritmo degli investimenti privati. Se finora gli impieghi del Pnrr si erano abbinati a una crescita del Sud maggiore di quella del Nord, per sperare in qualche decimale di Pil in più dovremo poter contare, ancora una volta, sulle imprese delle aree settentrionali e sull’attrazione dall’estero. Una componente è sicuramente quella delle industrie che rinnovano il macchinario grazie a Transizione 5.0 e all’iperammortamento. Una seconda va individuata nella logistica: una decisione come quella di Amazon di spostare il suo hub da Malpensa a Montichiari (Brescia) ridisegna le opportunità di lavoro nei territori. E, infine i massicci investimenti delle Big Tech per insediare i loro data center. E’ questo il trickle-down dell’AI di cui parlavamo e si concentra soprattutto in Lombardia, rinnovandone la centralità.